Shop libri, il negozio on line dove è possibile acquistare i libri della Casa Editrice Cultura e dintorni e i numeri del periodico di informazione culturale “Cultura e dintorni”

Lo Shop Libri, il negozio on line di Cultura e dintorni Editore dove è possibile acquistare i libri della casa editrice e i numeri della rivista “Cultura e dintorni”, è disponibile al seguente link:

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“Piero Guccione. Racconti dello sguardo”. Roma, Fondo Andrea Camilleri 23 – 25 ottobre 2026

Il Fondo Andrea Camilleri dedica una mostra a Piero Guccione (1935 – 2018), tra i maggiori pittori italiani del secondo Novecento, mettendo in dialogo ideale i linguaggi di due interpreti della Sicilia: la pittura di Guccione e la parola di Camilleri.

Il Fondo Andrea Camilleri presenta Piero Guccione. Racconti dello sguardo, un omaggio aII’artista siciliano che ha trasformato il paesaggio mediterraneo in un luogo di contemplazione e conoscenza. La mostra sarà inaugurata venerdì 23 ottobre 2026 alle ore 18.30 nella sede romana del Fondo, in via Filippo Corridoni, 21 e sarà aperta al pubblico sabato 24 e domenica 25 ottobre.

Piero Guccione, Il carrubo e il piccolo mandorlo.

Il percorso espositivo – realizzato in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione e con il sostegno di Intesa Sanpaolo – riunisce sei opere su carta nelle quali la natura non è semplice descrizione: il mare, il cielo, le nuvole, la Iuna e la fragile presenza deII’ibiscus diventano memoria, durata e silenzio. Completa il percorso una sezione video dedicata alla vita e alla ricerca di Piero Guccione.

Piero Guccione, Cielo e nuvole al tramonto a Punta Corvo, 2006.

Nato nel 1935 a Scicli, estremo lembo della Sicilia orientale, e trasferitosi a Roma nel 1954, Guccione ha attraversato oltre mezzo secolo di pittura italiana mantenendo una posizione appartata e rigorosa. Ha partecipato sei volte alla Biennale di Venezia, tra il 1966 e il 2011; nel 1988 gli è stata riservata una sala personale nel Padiglione Italia. Accademico Nazionale di San Luca dal 1995, nel 2004 ha ricevuto la Medaglia d’Oro della Presidenza della Repubblica per i benemeriti della cultura e dell’arte.

Ospitare la mostra negli spazi del Fondo Andrea Camilleri, luogo della memoria, costruisce un incontro tra linguaggi diversi e sensibilità affini: da una parte la pittura, capace di sostare davanti alla Iuce e all’orizzonte; dall’altra la scrittura, capace di restituire voce, corpo e complessità alla Sicilia. Non un confronto illustrativo, ma una vicinanza fondata sullo sguardo, sulla memoria e sul rapporto profondo con i luoghi.

All’inaugurazione, il saluto introduttivo sarà affidato a Roberto Gabrielli, Direttore Regionale Lazio e Abruzzo, Divisione Banca dei Territori, Intesa Sanpaolo. Interverranno Lorenzo Canova – storico dell’arte, docente deII’Università del Molise, Cappello – Direttore generale dell’unità di Missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo del Ministero della Cultura e Daniela Lancioni – curatrice senior deII’Azienda Speciale Palaexpo. Sarà presente la figlia deII’artista, Paola Guccione. La visita è su prenotazione. Il link di accesso sarà comunicato dagli organizzatori.

Informazioni pratiche

Apertura: sabato 24 e domenica 25 ottobre, ore 10.00 – 13.00 e 16.00 – 19.00 Sede: Fondo Andrea Camilleri, via Filippo Corridoni 21, Roma

Prenotazione necessaria: https://prenotaIatuavisita.eventbrite.com

Sito internet: https://www.fondoandreacamilleri.it Mail: segreteria@fondoandreacamilleri.it

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Domenica 18 ottobre la Seconda Edizione de “Il Melograno di San Gaspare”, l’iniziativa solidale promossa dai Missionari del Preziosissimo Sangue

Il 18 ottobre, in occasione della 100ª Giornata Missionaria Mondiale, i Missionari del Preziosissimo Sangue e i volontari saranno presenti in numerosi luoghi d’Italia con la seconda edizione de “Il melograno di san Gaspare”. L’iniziativa si inserisce nel contesto del mese missionario e della celebrazione di san Gaspare del Bufalo (21 ottobre), fondatore della Congregazione. Un’occasione per testimoniare la missione cristiana e la solidarietà che da oltre duecento anni accompagna il loro impegno non solo in Italia, ma anche in Africa.Infatti, la missione dei Missionari del Preziosissimo Sangue si traduce in progetti a forte impatto sociale e umano nei settori della sanità, dell’istruzione e della promozione della dignità della persona. Tra le opere più significative spicca l’Ospedale “San Gaspare” di Itigi, in Tanzania, nato nel 1989 in una delle aree più povere del Paese. Oggi, con i suoi 320 posti letto, oltre 7.500 visite, 10.000 ricoveri e 9.000 esami di laboratorio ogni anno, è riconosciuto come il sesto miglior istituto sanitario della Tanzania. Alla cura medica si affiancano programmi di educazione sanitaria e strutture educative per i bambini, segno di un impegno che unisce professionalità, solidarietà e speranza.

Non meno significativa è la comunità terapeutica per il recupero dalle dipendenze, associazione “Famiglie San Filippo Neri”, sorta a Putignano (BA) nel 1988 ad opera di don Rosario Pacillo. Il Missionario, che era allora parroco, volle rispondere al grido della povertà umana che negli anni ’80-’90 vedeva centinaia di migliaia di giovani intrappolati nel tunnel della tossicodipendenza. Oggi la comunità può ospitare fino a quindici giovani e gode della stima e dell’attenzione di istituzioni, delle associazioni e di tante persone di buona volontà del territorio. L’intervento centrato sulla persona e sulla dignità è l’opzione preferenziale della nostra mission ispirata dalla certezza che ogni persona, vale il Sangue di Cristo.

«Dopo il successo dello scorso anno – afferma don Benedetto Labate direttore della Provincia Italiana e presidente di Fondazione Primavera Missionaria ETS – il direttore della Unione Sanguis Christi, don Giacomo Manzo, ha deciso di ripetere l’evento de “Il melograno di san Gaspare”, una forma di sensibilizzazione in piazza della spiritualità del Sangue di Cristo e delle attività dell’associazione. Per le sue caratteristiche morfologiche, il frutto scarlatto ben si addice a simboleggiare il mistero della Redenzione attuato dal nostro Salvatore: il colore rosso richiama il suo sangue; i chicchi stretti tra loro rappresentano la comunità dei fedeli uniti nella carità e nella prosperità della vita eterna. Ed erano proprio queste le tematiche principali della predicazione di san Gaspare: il valore del sacrificio cruento del Cristo per espiare, riparare e giustificare i peccati dell’umanità; la comunione dei fedeli nella Chiesa come via di senso e di salvezza per la vita umana».

Roma, 16/10/2026

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Seminario «E dopo? Lavoro, placement e orientamento in uscita nel sistema AFAM» – Roma, 22.10.2026

Seminario «E dopo? Lavoro, placement e orientamento in uscita nel sistema AFAM» Giovedì 22 ottobre 2026, ore 15 Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” – Sala dei Medaglioni, Via dei Greci 18, Roma

L’incontro propone una riflessione sul passaggio dalla formazione artistica al mondo del lavoro, con particolare attenzione al placement e all’orientamento in uscita nel sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.

Attraverso il contributo di rappresentanti delle istituzioni AFAM, di professionisti e di dottorandi, il seminario offrirà un’occasione di confronto sulle prospettive professionali e sul ruolo delle istituzioni formative nell’accompagnare studentesse e studenti all’inserimento lavorativo.

L’ingresso è libero

Intervengono:

  • Riccardo Ceni, Conservatorio “G. Verdi” di Milano; Council AEC – Association Européenne des Conservatoires
  • Daniela Giordano, Direttrice del Politecnico delle Arti di Bergamo
  • Giuseppe Camerlingo, Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza; coordinatore del progetto “ConsERvatorio Orienta”, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna con fondi FSE+
  • Leonardo Damen, dottorando presso il Conservatorio “Santa Cecilia”
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Quando la parola fa vedere il cinema: l’arte di descrivere di Laura Giordani

da carmelodigesaro.org

Il rinnovo di una promessa di una vera rivoluzione dell’inclusione culturale passa dal manuale dell’audiodescrizione dell’autrice

Mettiamo subito in chiaro una cosa: saper descrivere è una competenza e, come molte competenze umane, può essere studiata, esercitata e valutata. Non è soltanto una questione di talento o di sensibilità individuale: si fonda anche sull’esperienza, sulla pratica costante e sull’applicazione di metodi specifici. Certo, forse per acquisirla non basta una semplice guida. Eppure, attraverso lo studio e l’utilizzo di tecniche precise, è possibile sviluppare sensibilmente la capacità di costruire descrizioni efficaci, chiare e comprensibili. È in questa prospettiva che si inserisce L’arte di descrivere. Manuale di audiodescrizione cinetelevisiva (Editoriale Artemide, collana Manuali), l’opera firmata da Laura Giordani. Un manuale dalla chiara impostazione universitaria, che offre strumenti fondamentali per comprendere e affinare l’arte della descrizione, con particolare attenzione alle esigenze delle persone cieche e ipovedenti. Non è un caso che Laura Giordani scelga la parola arte. C’è, in questo termine, qualcosa che richiama il lavoro artigianale, fatto di esercizio, tecnica e cura, ma anche qualcosa che va oltre: l’estro, l’intelligenza, la sensibilità di chi quel lavoro lo svolge. Perché descrivere non significa semplicemente mettere in fila delle informazioni o raccontare ciò che si ha davanti. Significa saper guardare, cogliere quei dettagli che a volte sfuggono, quelle sfumature che fanno la differenza, e trovare le parole giuste per restituirle a chi ascolta o legge.

Ricordate il film Infelici e contenti, con Ezio Greggio e Renato Pozzetto? Il personaggio interpretato da Greggio, cieco, chiede all’amico Pozzetto, che si muove in carrozzina, di descrivergli il panorama che li circonda. La risposta si limita a un elenco di elementi: case, palazzi, finestre, balconi. Ecco, è proprio qui che emerge la differenza tra elencare e descrivere, tra fornire una veloce conclusione alla scena o renderla essenziale a chi non può vederla. Il primo gesto, semplice, poco riflessivo, immaturo identifica ciò che è presente; il secondo, quello necessario, cerca di restituire un’immagine, di renderla viva e comprensibile anche a chi non può vederla. Entrano così in gioco la sensibilità, le emozioni e quella forma di intelligenza creativa che permette di trasformare un’immagine in parole. E, allo stesso tempo, di fare il percorso inverso: partire dalle parole per ricostruire una scena, renderla viva e comprensibile anche a chi non vede o ha una capacità visiva ridotta.

Per spiegarmi meglio, vorrei partire da un punto fermo: non bisogna mai pensare che una persona cieca o con una grave disabilità visiva sia meno capace di comprendere una scena, di interpretarla o di coglierne il significato. Il punto non è la capacità di capire, ma il modo in cui le informazioni vengono trasmesse. In un film, così come in un’immagine più in generale, esistono elementi che passano esclusivamente attraverso la vista. Pensiamo a un dialogo di sguardi tra due personaggi o a un panorama fotografato: dettagli che possono rivelarsi essenziali per comprendere una situazione, ma che necessitano di una descrizione accurata per essere restituiti a chi non può percepirli visivamente.

È qui che bisogna andare oltre ciò che si vede, cercare di capire che cosa conta davvero in una scena e che cosa merita di essere raccontato. Per farlo, la tecnica da sola non basta: servono intuizione, sensibilità e quella capacità di entrare, almeno un po’, dentro ciò che si osserva. Perché descrivere non significa limitarsi a dire che cosa compare sullo schermo, ma mettere insieme gli elementi, coglierne il senso e trovare le parole giuste per restituirlo a chi ascolta. Questo intuito può essere affinato e allenato attraverso tecniche specifiche, come quelle che Laura Giordani illustra nel suo manuale. Ma resta, almeno allo stato attuale, una componente profondamente umana e personale: quella sensibilità che consente di riconoscere ciò che conta davvero e di trovare le parole giuste per restituirlo agli altri. Ed è proprio qui che la questione smette di essere soltanto tecnica e diventa culturale, prima ancora che politica. Perché riconoscere il valore dell’audiodescrizione significa anche interrogarsi sulla qualità di quella che viene effettivamente offerta e sulle condizioni che ne garantiscono la realizzazione. Un conto è prevedere l’accessibilità sulla carta, un altro è assicurarsi che funzioni davvero. Quello che ai più potrebbe apparire come un fatto scontato, avvalorato da leggi e parole sempre più abusate, è un tema che, in realtà, deve ancora essere realmente approfondito e dibattuto. Sì, perché tutti diamo per scontato che, laddove esista una disabilità, lo Stato sia già intervenuto con norme capaci di tutelare i diritti di chi la vive e che gli attori della filiera si siano adeguati. Tuttavia, ancora oggi, il tema dell’accesso alla cultura rimane confinato nell’alveo delle promesse. Non bastano, infatti, norme più o meno ben articolate. Quando si parla di diffusione capillare dell’accessibilità culturale, la domanda è chiara, ma la risposta non è mai scontata. Oppure, se una risposta c’è, è quasi sempre quella sbagliata: una soluzione di facciata, dettata più dalla necessità di adempiere a un obbligo che dalla volontà di garantire un accesso realmente fruibile. È proprio dalla riflessione di Laura Giordani che possiamo partire per comprendere la distanza tra il riconoscimento teorico dell’accessibilità e la sua concreta realizzazione. L’occasione è stata la presentazione del suo manuale, avvenuta il 9 ottobre presso la Sala Nassirya di Palazzo Madama, al Senato della Repubblica. Un incontro che si è svolto al riparo dalla pioggia battente che ha messo in difficoltà Roma e, soprattutto, noi ospiti dell’evento, rimasti per una ventina di minuti all’esterno a prendere letteralmente secchiate d’acqua, in attesa di superare i rigidi controlli istituzionali.

«L’audiodescrizione», esordisce l’autrice, «non deve essere considerata un’appendice o una semplice nota a margine, ma una vera e propria forma autonoma di accessibilità culturale. L’audiodescrittore, a sua volta, deve saper scrivere in perfetto italiano e conoscere il linguaggio cinematografico, per restituire al fruitore finale ciò che il regista ha voluto comunicare».

Con queste parole, Laura Giordani sintetizza il cuore del proprio approccio.

Ecco: quando parliamo di audiodescrizione ci troviamo di fronte a due principi fondamentali, che rappresentano al tempo stesso la base e il cuore del lavoro: la padronanza della lingua e la conoscenza del linguaggio cinematografico. Principi che, troppo spesso, rischiano di essere trascurati da chi affronta questa professione con la classica attitudine di chi pensa che, in fondo, possa occuparsene anche il cugino di turno. mAudiodescrivere è innanzitutto un mestiere, un’arte, un’espressione artistica e umana come recita il titolo del volume. E, proprio in quanto tale, non può essere ridotta all’automazione digitale né al rigido rispetto di una norma per garantirsi un guadagno. La tecnologia può offrire strumenti preziosi, ma non sostituisce automaticamente le competenze necessarie per realizzare un lavoro di qualità. Sembra una differenza sottile, se non invisibile, ma così non è.

Mi spiego meglio. Come forse non tutti sanno, nell’ambito della legge sul cinema n. 220/2016 e dei successivi decreti attuativi del Ministero della Cultura, determinate misure di sostegno alla produzione cinematografica prevedono requisiti legati all’accessibilità delle opere, tra cui l’audiodescrizione. Il punto, però, è un altro: quali verifiche vengono effettuate sulla qualità del lavoro realizzato? E sono sufficienti a garantire un risultato all’altezza delle esigenze di chi ne usufruirà? Il rispetto di un requisito formale, infatti, non garantisce di per sé la qualità del prodotto. Un’audiodescrizione può esistere, essere stata realizzata e risultare comunque inadeguata, superficiale o persino imbarazzante. In questi casi, a rimetterci non è soltanto la qualità del servizio, ma soprattutto chi vorrebbe godersi un’opera e si ritrova, invece, con uno strumento che non lo aiuta a comprenderla, che non gli restituisce ciò che accade sullo schermo e che, in alcuni casi, rischia persino di stravolgerne il significato. Ecco perché non basta chiedersi se gli obblighi previsti dalla normativa vengano rispettati. Bisogna anche capire come viene valutato il lavoro di chi realizza le descrizioni e, soprattutto, se i controlli previsti siano davvero in grado di tutelare chi quel servizio lo utilizza. Perché, alla fine, è proprio da lì che bisogna partire: dall’esperienza di chi dovrebbe poter accedere all’opera e comprenderla senza che qualcosa, nel percorso, ne comprometta il senso.

Se l’accessibilità è un diritto, la qualità degli strumenti che la rendono possibile non può essere considerata un dettaglio secondario. Fin qui, ovviamente, non sto scoprendo l’acqua calda e probabilmente non sto aggiungendo nulla di nuovo al dibattito. In Italia, ma credo non soltanto da noi, quando ci sono fondi pubblici da assegnare, sembra spesso prevalere una regola non scritta: se le carte appattano, cioè sono in ordine, difficilmente qualcuno si preoccupa di andare a vedere che cosa sia stato fatto davvero sul campo. Quindi, evitando ulteriori luoghi comuni, disquisizioni sterili e banalizzazioni sul tema, L’arte di descrivere si inserisce perfettamente in questo solco, tra gli adempimenti formali e la necessità di garantire un’accessibilità concreta, offrendo strumenti per realizzare audiodescrizioni efficaci e valorizzare quella componente umana di cui quest’arte non può fare a meno. Con il suo lavoro, Laura Giordani mette a disposizione strumenti utili tanto a chi realizza le audiodescrizioni quanto a chi è chiamato a valutarle. Il manuale offre criteri e indicazioni per comprendere che cosa renda valido un testo audiodescrittivo, andando oltre il semplice rispetto di un requisito formale. Perché un’audiodescrizione non deve limitarsi a esistere: deve essere capace di restituire il significato di un’opera, rispettandone il linguaggio e rendendola accessibile a chi non può fruirne attraverso la vista.

Piccola nota a margine: all’interno del manuale, pagina 321, troverete un breve capitolo scritto da me e la collega e amica Francesca Ferraro, sul ruolo del Libro Parlato in questa battaglia culturale.

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Mercoledì 14 ottobre comincia a Napoli la Seconda Edizione della PEACE SCHOOL MARIO PACIOLLA.

Quattro giornate di incontri e racconti per spiegare ai nostri giovani che la Pace è un ideale ma anche una professione e per chiedere la riapertura delle indagini sulla morte di Mario Paciolla che attende giustizia da sei anni. Aiutateci a diffondere.

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Al via dal 15 al 24 ottobre a Fortezza Est la fase finale di Blister Festival di teatro in Pillole: in scena quaranta progetti di teatro, danza e teatro ragazzi in formato breve di dodici minuti.

Blister

Festival di Teatro in Pillole

Dal 15 al 24 ottobre 2026

Fortezza Est via Francesco Laparelli, 62 Roma

Al via dal 15 al 24 ottobre a Fortezza Est la fase finale di Blister Festival di teatro in Pillole un progetto a cura de LaRocca E.T.S. che dopo la prima parte dedicata alla formazione e ai laboratori propedeutici, presenta sei serate riservate alla visione di 40 progetti di teatro, danza e teatro ragazzi in formato breve di 12 minuti.

Sweet Mumble – Di e con Beatrice Ieni Blister Festival di Teatro in Pillole

Con Blister Festival di Teatro in Pillole, Fortezza Est celebra i dieci anni di Pillole #tuttoin12minuti rassegna nata nel 2016 con l’intento di creare un modo alternativo alla selezione di spettacoli e favorire una valutazione più approfondita dei progetti teatrali presentati da artisti emergenti e compagnie indipendenti.

Pelle Collettivo Sante Di Lana Blister Festival di Teatro in PiIlole

Blister Festival di teatro in pillole è un nuovo format che partendo dall’esperienza di Pillole #tuttoin12minuti continua a dare spazio alle idee e alle proposte teatrali innovative ma con un focus mirato al coinvolgimento del pubblico e alla formazione di spettatori consapevoli di tutte le età. I partecipanti ai laboratori realizzati tra settembre e ottobre 2026 comporranno la giuria di Blister valutando insieme alla direzione artistica i progetti selezionati che si esibiranno in una performance di massimo 12 minuti davanti a giuria e pubblico, per valutare direttamente sul palco la forza vitale e l’efficacia scenica di un’idea direttamente sulla scena.

I tre progetti vincitori, uno per ogni categoria, verranno finanziati grazie con un cachet di 3000€ e debutteranno a dicembre a Fortezza Est con gli spettacoli in forma completa. L’intento della Direzione Artistica, curata da Eleonora Turco e Alessandro Di Somma resta nel tempo quello di creare un contesto stimolante in cui favorire le occasioni di incontro e sviluppare relazioni tra persone, puntando su un teatro fortemente radicato nella realtà, che parli al presente e alla società circostante, creando momenti di dibattito, riflessione e aggregazione sociale.

Blister festival di teatro in Pillole è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo ed è vincitore dell’Avviso Pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2026 promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria.

 CALENDARIO COMPLETO

 PILLOLE TEATRO

15 Ottobre ore 20

TRE ONCE DI LANA NERA– con Maria Chiara Tofone, Emanuele Cordeschi Bordera, Francesco Buttironi

UNA QUESTIONE DI VITA E DI MORTE– di e con Riccardo Marotta

IN RAPPRESENTANZA DI PEDRO– con Marco Gualco, Riccardo Cacace

RUMINATION– con Andrea Vallero, Penelope Sangiorgi, Teresa Pasquini

METAMORFOSI DI UNA RANA– Di e con Giulia Pizzimenti

16 Ottobre ore 20

B-Di e con Andrea Ferrara

DOV’E’ CHE CI SIAMO INCONTRATI– Di e con Gianmarco Cro e Cecilia Napoli

LE PIANTE HANNO UN NOME-Compagnia Sezione B

PORTAMI A VEDERE IL MARE-di e con Cristel Caccetta e Chiara Turco

MR TOYBOMB– di e con Pasquale Passeretti

ZANARDI E LE 12 FATICHE– di Rachele Spinozzi e Francesco Terranegra

PILLOLE TEATRO RAGAZZI

17 Ottobre ore 17

IL RACCONTO DELLA PRINCIPESSA GUERRIERA– Con Paola Giglio e Matteo Prosperi

PLASTIC PLANET-di e con Cathal Carroll

ARLECCHINO, PULCINELLA E IL SEGRETO DELLA NATURA– con Giorgia Lunghi, Salvatore Riggi, Carmen Amoroso, Nicolas Varisco.

L’OFFICINA DEI SOGNI– Caterina Ardizzon, Carla Recupero, Elena Stabile

PILLOLE TEATRO

22 Ottobre ore 20

MORGANA MIA NONNA E ALTRE STREGHE– di e con Leonardo Bianchi

GLI STUPIDI SOGNI DI MORGAN-di e con Rita Castaldo e Matteo Sintucci

BASILICATA COSTI QUEL CHE COSTI– Scuro Sperimentale

CAFARNAO IT’S A PARTY-Die con Elisa Menchicchi

38 LUGLIO– di e con Giovanni Andrei e Angela Cicalese

PARACADUTE– Con Daniele Amendola, Daniele Natali, Tiziana Cardella,Ivan Giambirtone

23 Ottobre ore 20

PERFECT DAYS-Con Enrico Ferrari, Michele Lonardi, Nicolò Sordo

UN CASO DA MANUALE– con Giulia Aleandri, Giulia Pietrozzini e Chantal Gori

FUMO NEGLI OCCHI-Con Giuditta Pascucci, Fiammetta Perugi

KURAKARI-UBASUTE-Compagnia Onde d’Urto

DOCG– Compagnia Ceramond

PELLE– Collettivo Sante Di Lana

CANTO PER ANIME SURGELATE– Compagnia Bruzzese/Fochesato

PILLOLE TEATRO RAGAZZI

24 Ottobre ore 17

L’ACCADEMIA DELLE CATTIVE MAESTRE-Con Leonardo Bianchi

TINTA– Compagnia Cicconi/Vono

LA BATTAGLIA DELLE RANE E DEI TOPI-Con Marzia Di Giulio e Tiziana Di Nunno

L’ANTICA LEGGENDA DEL CIELO VERDE-Con Alba Sofia Vella

PILLOLE DANZA

24 Ottobre ore 20

A_DIO– con Francesca Lombardo e Livia Porzio

LA MIA PLAYLIST N42-Con Francesco Alex Petta

BOOMERANG-Con Simona Lobefaro, Lorenzo Giansante, Luca Piomponi, Martina Paci

SLEEP EFFECT-Compagnia 47

ONE ROOM IS NOT ENOUGH– Compagnia Spazio Variabile

STAY IN TOUCH– Compagnia Dog eat wind

HEAVY METAL– Con Benedetta Bonomo, Filippo Brugnola

SWEET MUMBLE– Di e con Beatrice Ieni

Blister

Festival di teatro in Pillole

15 -24 ottobre 2026

Fortezza Est via Francesco Laparelli, 62  Roma

 | Pillole Teatro e danza dalle 20:00

Teatro ragazzi ore 17:00 |

                                                               Ingresso gratuito                                                                PRENOTAZIONI 

prenotazionifortezzaest@gmail.com 

Per info: 3494356219- 3298027943

www.fortezzaest.com

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Alessandra Diodati, la voce come spazio di ricerca e creazione.

Tra sperimentazione vocale, improvvisazione ed elettronica, l’artista romana porta avanti il progetto solista “To Be Born”. Nel 2027 il suo primo album per Parco della Musica.

“Amorevolmente progredire, amorevolmente regredendo…”
Demetrio Stratos

Alessandra Diodati è cantante, compositrice e musicista, protagonista di un percorso artistico che mette al centro la voce come strumento di ricerca, espressione e sperimentazione.

Alessandra Diodati (Angileri foto)

Jazz, improvvisazione, tecniche vocali estese, canto armonico ed elettronica confluiscono in un linguaggio personale che trova oggi una delle sue espressioni più compiute in To Be Born, il progetto solista con cui Diodati esplora le possibilità della voce umana oltre i suoi confini tradizionali.

https://www.youtube.com/watch?v=SGKnktC0zU0

Crescere, brano in lingua sarda

Alessandra Diodati: voce, composizione, testi

Traduzione di Salvatore Ferrandu

https://www.youtube.com/watch?v=vpFMrgdF4rs&list=RDvpFMrgdF4rs&start_radio=1
Meeting
Alessandra Diodati: voce, composizione, testi 

Nato da una ricerca sulle tecniche vocali estese e sull’opera di Demetrio Stratos, To Be Born indaga la dimensione più fisica, timbrica e primordiale della voce. Suoni preverbali, armonici, frammenti di testo e parola diventano materia sonora e incontrano l’elettronica, dando vita a una performance in equilibrio tra composizione e improvvisazione.

Alessandra Diodati

Il progetto attraversa simbolicamente la nascita e la crescita dell’essere umano. La parola si libera progressivamente dal proprio significato letterale per diventare suono, ritmo, gesto ed emozione: la voce non è più soltanto veicolo del linguaggio, ma uno strumento capace di costruire autonomamente paesaggi sonori.

«La voce è per me uno spazio di scoperta continua. Con To Be Born ho cercato di andare oltre il canto inteso nella sua forma più tradizionale, per esplorare ciò che la voce può diventare quando viene lasciata libera di essere suono, corpo, ritmo e materia. La ricerca su Demetrio Stratos è stata un punto di partenza fondamentale e nel tempo questo percorso si è intrecciato con l’elettronica, dando vita a un linguaggio che continua a trasformarsi insieme a me.»
—
Alessandra Diodati

To Be Born è stato presentato in festival, club e rassegne in Italia e all’estero, tra cui Bird’s Eye Jazz Club di Basilea, Sala Vanni a Firenze per A Jazz Supreme, Ambria Jazz Festival, Miniere Sonore, Jazz Italiano per le Terre del Sisma, Jazzino di Cagliari, UnTubo di Siena e Teatro delle Bellezze di Roma, oltre ad arrivare alla finalissima di LazioSound.

Formatasi tra jazz e ricerca vocale, Alessandra Diodati ha studiato e condiviso esperienze musicali con importanti protagonisti della scena italiana e internazionale. Nel 2025 ha conseguito il diploma accademico di II livello a Siena Jazz con 110/110 e lode, con una tesi dedicata alla voce nel jazz contemporaneo.

Nel corso del suo percorso ha collaborato, tra gli altri, con Greg Osby, Greg Hutchinson, Paolo Damiani, Daniele Roccato, Michele Rabbia, Jacopo Ferrazza, Enrico Zanisi, Achille Succi e Filippo Vignato, prendendo parte anche a diverse produzioni discografiche.

Il percorso di ricerca e composizione di Alessandra Diodati proseguirà nel 2027 con la pubblicazione del suo primo album per Parco della Musica, un nuovo capitolo che porterà su disco l’identità artistica sviluppata negli ultimi anni tra voce, sperimentazione, improvvisazione ed elettronica.


www.alessandradiodati.com

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“SPENDI SPANDI…” HORMUZ. L’epopea del limite nella pittura geopolitica di Francesco Guadagnuolo.

Dall’ironia amara degli anni Settanta all’ombra immobile del presente: quando l’oro nero torna a tracciare i confini del nostro destino.

L’Eco degli Anni Settanta e il Ciclo del Destino nell’Opera di Guadagnuolo

Francesco Guadagnuolo

   L’opera pittorica “Il Sole di Sangue e d’Oro” del M° Francesco Guadagnuolo, realizzata con una tecnica polimaterica che unisce sapientemente olio, acrilico e collage su una tela di 120 x 60 cm, si consacra nel punto esatto in cui la storia smette di scorrere e inizia a ripetersi, implacabile. Visivamente, l’artista impone alla tela una struttura rigorosa a riquadri scuri, simile ad una vetrata monumentale o ad una griglia di monitoraggio globale. Nel riquadro superiore sinistro della tela, Guadagnuolo dipinge grandi petroliere sospese in un mare immobile dalle tonalità metalliche; le navi avanzano e si arrestano in una navigazione congelata che evoca immediatamente lo spettro della crisi energetica del 1973. Con questo espediente pittorico, Guadagnuolo dimostra che l’immagine non rappresenta soltanto un evento contemporaneo, ma un ciclo storico che ritorna sotto nuove forme. In questo scenario visivo risuona, come un’invettiva d’avanguardia, la memoria di Rino Gaetano. Con la sua Spendi Spandi Effendi, il cantautore compì un miracolo intellettuale rarissimo: fu l’unico a trasformare la macroeconomia in canzone d’autore, descrivendo la caccia disperata all’oro nero. Oggi, Guadagnuolo compie lo stesso identico miracolo attraverso la pittura. Nella parte inferiore sinistra del dipinto, l’artista inserisce la figura scultorea di un Atlante dolente e pensieroso che sorregge la curvatura di un globo terrestre. Questa drammatica figura, unita ai frammenti di cartografia e reticoli geografici applicati sulla tela, incarna perfettamente la fatica e la rassegnazione dell’umanità di fronte a questo eterno ritorno della storia. Mentre ‘’arte contemporanea si rifugia nel’’astrattismo o nel concettuale disimpegnato, l’opera di Guadagnuolo rompe il tabù e affronta il genere del dipinto geopolitico, catturando il termometro delle paure collettive globali. Le pennellate materiche testimoniano che cambiano i protagonisti e le aree geografiche coinvolte, ma permane la sensazione che il modello economico globale continui a poggiare su equilibri fragili, strettamente legati al controllo delle fonti energetiche.   

Francesco Guadagnuolo “Il Sole di Sangue e d’Oro”

    Geopolitica e Guerre: Il Significato dello Stretto di Hormuz sulla Tela di Guadagnuolo.                                                                                                                                Il cuore del significato geopolitico dell’opera risiede nella grande lacerazione di luce incandescente che attraversa verticalmente la composizione. Guadagnuolo usa questa colata cromatica di acrilico luminoso come una metafora visiva delle attuali fratture geopolitiche che attraversano il pianeta. La luce taglia l’orizzonte e precipita verso il basso, dove il maestro dipinge il profilo di una metropoli notturna dominata da grattacieli, circondata da linee curve che evocano flussi finanziari e mercati in bilico. Accanto alla città, l’inserimento di un grafico finanziario in picchiata simboleggia l’instabilità economica causata dai conflitti. Attraverso questa precisa composizione iconografica, Guadagnuolo mostra come le guerre regionali contemporanee non rimangano più circoscritte ai propri confini, ma producano conseguenze che si propagano lungo tutte le reti economiche mondiali. In questo contesto, lo Stretto di Hormuz assume nell’opera una dimensione profondamente simbolica. Dipinto nel riquadro centrale destro come una gola scura racchiusa tra montagne impervie, lo stretto perde la sua natura di mero luogo geografico e si trasmuta, nella visione di Guadagnuolo, in una soglia mitologica dalla quale dipende l’equilibrio dell’intero sistema globale. Le petroliere che attendono nel mare immobile e le porzioni di planisfero che incorniciano i lati della tela – caratterizzate da caldi toni violacei e rosati – evocano la percezione di un pianeta sospeso, frammentato, in attesa di conoscere il proprio destino. Il dipinto di Guadagnuolo richiama le tensioni che attraversano il Medio Oriente e mostra visivamente come i conflitti contemporanei incidano sulla vita quotidiana di nazioni lontanissime dai luoghi della guerra. In un’economia interconnessa, una crisi energetica locale si trasforma rapidamente in un fenomeno mondiale, influenzando i costi della produzione industriale, dei trasporti e dei consumi. La frattura centrale che Guadagnuolo traccia sull’immagine non divide soltanto il mare: divide simbolicamente il presente dall’incertezza del futuro.

Il Significato Economico: Il Disco Aureo e la Spiegazione del Limite oltre la Crisi                                                                                                                                      Accanto alla dimensione storica e geopolitica, emerge il tema economico, risolto magistralmente da Guadagnuolo attraverso l’elemento formale più potente dell’intera opera: il grande disco aureo che domina la parte superiore centrale dell’orizzonte. Questa imponente sfera dorata, tagliata orizzontalmente da linee scure che ne frantumano la superficie geometrica, assume una funzione simbolica decisiva nell’economia visiva del quadro. Esso non rappresenta soltanto il sole o la ricchezza dell’energia, ma è la traduzione pittorica del Price Cap: il limite massimo oltre il quale il prezzo della benzina non può più essere spinto dalle forze speculative dei mercati finanziari. Di fronte alla riduzione dei flussi energetici e alle tensioni internazionali, le compagnie produttrici sono state costrette a frenare una corsa al rialzo divenuta socialmente insostenibile. Guadagnuolo traduce questa misura d’emergenza in un simbolo universale attraverso la perfezione formale del cerchio dorato. Esso appare sulla tela come un nuovo sole economico che stabilisce un confine invalicabile tra speculazione e sostenibilità, ponendosi in netto contrasto con le nubi tempestose di acrilico rosso, giallo e blu che fluttuano sui bordi del quadro. Le petroliere ferme sul mare testimoniano la scarsità fisica della risorsa; il disco aureo testimonia invece la volontà umana e politica di contenere gli effetti della crisi. In questa prospettiva, la spiegazione critica dell’opera di Francesco Guadagnuolo rivela che la tela non parla soltanto di petrolio. Parla della fragilità del mondo contemporaneo, sospeso tra memoria storica, conflitti internazionali e necessità economiche, mostrando magistralmente come ogni crisi energetica sia, in fondo, una crisi dell’equilibrio tra potere, risorse e destino collettivo dell’umanità.

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Accessibilità, non basta parlarne: perché serve una cultura che permetta a tutti di vedere, ascoltare e capire.

da Il Messaggero domenica 4 ottobre 2026, 17:21

Rendere accessibile la cultura implica un cambio di mentalità collettivo e la volontà di abbattere barriere nell’informazione, nell’arte e nell’intrattenimento per coinvolgere pubblici con diverse esigenze sensoriali.

Parlare di accessibilità e inclusività non basta. La vera sfida è costruire una cultura capace di far comprendere all’intera comunità cosa significhi rendere un contenuto realmente fruibile da tutti, comprese le persone con disabilità sensoriali. È il messaggio che Alessandro D’Urbano, delegato all’accessibilità dell’Associazione Nazionale Sordi (ANS), porta avanti da tempo attraverso iniziative rivolte a ascolto, comunicazione e accessibilità nel settore audiovisivo.

Secondo D’Urbano, infatti, termini come accessibilità e inclusività sono ormai entrati nel linguaggio comune, ma il rischio è che vengano utilizzati senza comprenderne pienamente il significato e le conseguenze concrete. Alla base manca ancora una vera cultura dell’accessibilità, capace di andare oltre le dichiarazioni di principio e trasformarsi in strumenti concreti per consentire alle persone di partecipare alla vita culturale e sociale.

Le iniziative recenti per promuovere l’accessibilità

Negli ultimi mesi sono state organizzate diverse iniziative significative. A febbraio, a Siena, è stata realizzata assieme a Med-El e al professor Marco Mandalà la seconda edizione di Sound Sensation, dedicata alla musica accessibile. A marzo, la Camera dei Deputati ha ospitato un simposio in occasione della Giornata mondiale dell’udito, riscuotendo grande partecipazione.

Il lavoro dell’ANS si sviluppa anche in collaborazione con le associazioni delle persone cieche, ampliando il tema dell’accessibilità alle diverse disabilità sensoriali.

Il manuale sull’audiodescrizione e il prossimo appuntamento

D’Urbano è autore di un capitolo nel Manuale di audiodescrizione cinetelevisiva. L’arte di descrivere di Laura Giordani, una delle massime esperte nel settore. Il volume, uscito a fine settembre, è disponibile in libreria e come e-book. Sarà presentato ufficialmente il 9 ottobre 2026 alle ore 16 nella Sala “Caduti di Nassirya” a Palazzo Madama, Roma. L’incontro inizierà con il saluto di Donato Bonanni. Seguiranno gli interventi di Alessandro D’Urbano, Mario Barbuto, Vincenzo Massa, Mara Logaldo, Francesco Vairano, Toni Biocca e Marina D’Aversa.

L’incontro sarà moderato dal giornalista Rai Alberto Puoti e si concluderà con l’intervento in collegamento video del senatore Maurizio Gasparri.

Audiodescrizione: uno strumento chiave per la fruizione audiovisiva

L’audiodescrizione è uno degli strumenti che rendono accessibili film, serie tv e altri prodotti audiovisivi alle persone cieche e ipovedenti. Il principio: trasformare in parole le informazioni visive essenziali che mancano nei dialoghi e nei suoni, permettendo a chi non vede di seguire ciò che accade sullo schermo. L’appuntamento del 9 ottobre rientra in un progetto più ampio sull’accessibilità del settore audiovisivo portato avanti da Laura Giordani e dalle associazioni coinvolte. L’obiettivo è proseguire con l’organizzazione di un convegno dedicato all’accessibilità previsto in autunno tra Camera e Senato. Il punto centrale resta la necessità di fare dell’accessibilità non un’etichetta, ma un elemento strutturale della produzione culturale e audiovisiva. Sottotitoli, audiodescrizioni e altri strumenti hanno senso solo se pensati fin dall’inizio come parte integrante del contenuto, non come aggiunta finale.

La sfida vera è un cambio di prospettiva: comprendere l’accessibilità significa riconoscere che cinema, televisione, musica, informazione e cultura devono poter raggiungere pubblici con esigenze diverse. Una consapevolezza che, secondo il percorso promosso da ANS e da tutte le realtà coinvolte, deve diventare patrimonio comune. La conferenza stampa di presentazione si terrà venerdì 9 ottobre 2026 alle 16 nella Sala “Caduti di Nassirya” di Palazzo Madama, in piazza Madama 11, Roma. I giornalisti dovranno accreditarsi entro il 7 ottobre 2026 scrivendo a info@puntoeduca.news.

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