In sala dal 5 novembre “The nameless ballad” il nuovo horror di Federico Zampaglione distribuito da Filmclub Distribuzione in collaborazione con Scream Hub.

Sceneggiato da Federico Zampaglione con la scrittrice Barbara Baraldi, curatrice editoriale di Dylan Dog e con protagonisti Jamie Ward, Giglia Marra, Alana Boden e Fabrizio Ferracane.

Il 31 ottobre al Lucca Comics&Games e dal 1 novembre il tour in tutta Italia.Esce nelle sale italiane – distribuito da Filmclub Distribuzione in collaborazione con Scream Hub – a partire dal 5 novembre 2026, The Nameless Ballad il nuovo horror perturbante diretto da Federico Zampaglione, che torna alla regia dopo il successo di The Well, venduto in 104 Paesi nel mondo. Sceneggiato dal regista con Barbara Baraldi, scrittrice e curatrice editoriale di Dylan Dog, The Nameless Ballad è una produzione Somic film in associazione con Minerva Pictures, prodotto da Michele Protino e interpretato da Jamie Ward (The Gentlemen – seconda stagione) con Giglia Marra, Alana Boden, Fabrizio Ferracane, Seumas Sargent, Reed Stokes, Sergio Ceglie, Mia Desando e Vincenzo De Michele, in un cast che unisce interpreti italiani e internazionali.

Federico Zampaglione

Il film sarà in tour in tutta Italia con delle anteprime che vedranno la presenza di Federico Zampaglione e dell’attrice protagonista Giglia Marra. Ad Halloween l’orrore sbarca al Lucca Comics & Games 2026 con la proiezione – nella sezione Notti Horror – sabato 31 ottobre alle ore 20:30 presso il Cinema Astra di Lucca, alla presenza di Zampaglione, della cosceneggiatrice Barbara Baraldi, scrittrice e curatrice editoriale di Dylan Dog e dell’attrice protagonista, Giglia Marra. Il tour con Federico Zampaglione e Giglia Marra porterà quindi The Nameless Ballad a Torino il 1 novembre al The Space Torino Parco Dora, il 2 novembre doppia presentazione al The Space Milano Vimercate e al The Space Rozzano. Il 3 novembre appuntamento al Victoria Cinema di Modena, quindi due appuntamenti a Roma, il 4 novembre alle ore 21:30 al Cinema Adriano e il 6 novembre alle ore 21:00 al The Space Parco De Medici con Q&A finale con Luca Ruocco (FantaFestival) e Marcello Rossi (direttore del FantaFestival). Doppio appuntamento campano il 5 novembre al The Space Cinemas Nola e al The Space Cinemas Napoli. Sabato 7 novembre alle ore 21:00 presentazione al Multiplex Giometti di Ancona, mentre domenica 8 novembre doppio appuntamento, alle ore 20:00 al Multiplex Giometti di Pesaro e alle ore 21:00 al Cinepalace di Riccione. Il 12 novembre il film, regista e attrice sbarcano in Puglia, al Casablanca Multicine di San Giorgio Ionico (TA) alle 20:30, mentre il 14 novembre appuntamento al Capriolo Film Fest (Brescia). Zampaglione e Marra presenteranno quindi il film il 15 novembre al cinema Le Saline di Trapani.

The Nameless Ballad racconta di Sam Gallo, musicista inglese di ventisette anni di origine italiana, che precipita in una devastante crisi creativa e nella dipendenza dai farmaci. Schiacciato dalle pressioni del proprio entourage, che pretende un nuovo successo, torna in Italia, nei luoghi della sua infanzia, nel disperato tentativo di ritrovare l’ispirazione perduta. Ma nella casa in cui sceglie di isolarsi, entra in contatto con oscure presenze che sembrano nutrirsi delle sue paure, della sua angoscia e del suo disperato bisogno di creare musica. Quella che credeva essere la sua ultima possibilità di rinascita si trasforma lentamente in un incubo, dove il confine tra realtà e soprannaturale diventa sempre più sottile…

Il trailer ufficiale è visibile e scaricabile al link https://www.youtube.com/watch?v=3L4riWh5VN4

Dopo la prima mondiale sold out alla 26a edizione del Tubi FrightFest di Londra, durante il prestigioso spazio del Saturday Night Gala, The Nameless Ballad ha già conquistato il pubblico che sempre più regala una rinnovata attenzione cinefila e non solo verso il cinema di genere e in particolare l’horror. Una attenzione che la critica inglese ha già riservato al film, definendolo, tra gli altri “Una storia di fantasmi spaventosa e sempre più disorientante” (Projected Figures); “Il film più inquietante di Zampaglione” (The Hollywood News); “Tragico, straziante, disturbante e terrorizzante” (MovieHooker); “Un incubo claustrofobico impressionante” (Soundsphereh); “Un film che ti consuma lentamente” (Love Horror).

“Nella mia carriera cinematografica – dichiara Federico Zampaglione – ho avuto l’onore e la fortuna di vedere i miei film proiettati in molti importanti festival in giro per il mondo. Ma il leggendario Lucca Comics & Games è un evento che ho sempre amato e al quale ho sempre desiderato partecipare. Ebbene, questo desiderio si avvera e sono felicissimo di condividere questa gioia il pubblico dell’horror! Vi aspetto tutti a Lucca per vivere questo nuovo incubo soprannaturale, alimentato da una melodia, che non avrebbe mai dovuto riemergere dall’oscurità alla quale era stata consegnata. Ma che, una volta tornata dal suo inquietante passato…TI ENTRA NELLA TESTA!“.

Per maggiori informazioni:
https://filmclubdistribuzione.it/
https://www.facebook.com/p/FilmClub-Distribuzione-61572484546440/
https://www.instagram.com/filmclubdistribuzione/

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Dalla scuola al lavoro: Regione Lombardia e Forma.Temp puntano sull’apprendistato.

Siglato l’accordo per rafforzare il collegamento tra istruzione, formazione professionale e imprese, favorendo l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Milano, 26 ottobre 2026 – Rafforzare il collegamento tra il sistema dell’istruzione, della formazione professionale, dell’alta formazione e il mondo delle imprese, valorizzando l’apprendistato come strumento per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. È uno degli obiettivi dell’accordo bilaterale sottoscritto da Regione Lombardia e Forma.Temp, il Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.

Simona Tironi Assessore all’Istruzione Formazione e Lavoro di Regione Lombardia.

L’intesa, valida fino al 31 dicembre 2028, prevede in particolare la valorizzazione dell’apprendistato di I e III livello in somministrazione, attraverso una collaborazione basata sulla complementarità degli interventi. Regione Lombardia garantirà la programmazione e il presidio dei percorsi formativi, mentre Forma.Temp sosterrà l’avvio dei percorsi di apprendistato promossi dalle Agenzie per il Lavoro, finanziando la formazione prevista dai Piani Formativi Individuali in integrazione con le misure regionali già attive. «Con questa intesa rafforziamo il dialogo tra formazione e mondo produttivo, investiamo sull’apprendistato come opportunità concreta per i giovani e mettiamo al centro la riqualificazione professionale di chi deve affrontare una transizione lavorativa o una situazione di crisi aziendale», dichiara Simona Tironi, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia.

Nuove competenze per rispondere alle esigenze delle imprese

Accanto all’apprendistato, l’accordo prevede una collaborazione per rendere la formazione sempre più rispondente alle competenze richieste dalle imprese. Regione Lombardia e Forma.Temp condivideranno informazioni sui fabbisogni professionali, valorizzando anche quelle raccolte dalle Agenzie per il Lavoro attraverso il contatto diretto con le aziende. Particolare attenzione sarà rivolta alle professionalità emergenti e ai settori interessati dalle trasformazioni tecnologiche e produttive, dall’intelligenza artificiale alla transizione digitale e green. «Il settore della somministrazione rappresenta un osservatorio privilegiato sui fabbisogni del mercato del lavoro: mettere queste conoscenze a disposizione della programmazione regionale significa contribuire a sviluppare interventi sempre più mirati, dall’ingresso e reinserimento lavorativo all’apprendistato, fino alla gestione delle situazioni di crisi aziendale, anche attraverso la formazione», dichiara Francesco Verbaro, presidente di Forma.Temp.

Formazione e riqualificazione per favorire l’occupazione

La collaborazione si estende infine alle politiche attive del lavoro, con iniziative rivolte a chi cerca un’occupazione, a chi deve rientrare nel mondo del lavoro e ai lavoratori interessati da cambiamenti professionali. L’accordo prevede anche lo sviluppo di interventi per affrontare le situazioni di crisi aziendale, valorizzando la formazione e la riqualificazione delle competenze per favorire nuove opportunità occupazionali.

CONTATTI PER LA STAMPA:

Milena Pellegatta

pellegatta@lafabbrica.net

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Torino celebra il mito di Charlie Chaplin con tre capolavori al cinema. Un viaggio tra “Il monello”, “Tempi moderni” e “Il grande dittatore”. Incontri e proiezioni alla Sala Art Ensemble con introduzione critica della professoressa Bruna Ramello.

Torino celebra il mito di Charlie Chaplin con tre capolavori al cinema.
Un viaggio tra Il monello, Tempi moderni e Il grande dittatore
Incontri e proiezioni alla Sala Art Ensemble con introduzione critica della professoressa Bruna Ramello.

CC Art Ensemble

Dopo la proiezione de Il monello (The Kid), capolavoro del 1921 che unisce abilmente comicità e dramma profondo, il secondo appuntamento con Charlie Chaplin è fissato per sabato 31 ottobre alle 18.00 con Tempi moderni, lucida e ancora attualissima satira sull’alienazione da lavoro industriale e sulla società delle macchine. Il capolavoro di Charlie Chaplin Tempi moderni (1936) si conferma, a novant’anni dalla sua uscita, un’opera di sconvolgente e profetica attualità nel denunciare l’alienazione dell’individuo. Attraverso l’iconica figura del “Monello” – ridotto a un ingranaggio impazzito della catena di montaggio taylorista – il regista firma una spietata satira sociale contro i dogmi della produttività e del profitto sfrenato. Le storiche sequenze comiche, come l’irresistibile e frenetico avvitamento di bulloni, nascondono in realtà il dramma profondo della “Grande Depressione” americana, segnata da disoccupazione e miseria. Questo lungometraggio rappresenta anche un fondamentale spartiacque tecnico: pur integrando una colonna sonora ed effetti sonori, Chaplin rifiuta i dialoghi parlati per preservare la forza universale della pantomima muta. Al fianco di una splendida Paulette Goddard – nei panni di una giovane senzatetto – il protagonista affronta arresti, scioperi e nevrosi industriali. Il finale del film – con i due vagabondi che camminano abbracciati verso l’orizzonte – rimane uno dei più celebri inni alla speranza e alla dignità umana della storia del cinema. L’evento rappresenta un’importante occasione di aggregazione culturale e condivisione per il territorio, unendo la valorizzazione degli spazi urbani alla diffusione dell’arte cinematografica. Per ricevere maggiori informazioni sulla rassegna e sulle modalità di partecipazione, è possibile contattare direttamente il numero telefonico 3663407927.

Bruna Ramello – relatrice rassegna cinematografica dedicata a Charlie Chaplin.

Charlie Chaplin

Staff Comunicazione Art Ensemble

eventistampa@gmail.com

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Piero Guccione. Racconti dello sguardo. Al Fondo Andrea Camilleri l’omaggio al maestro siciliano.

Roma • Fondo Andrea Camilleri • 23 ottobre 2026

Sei opere su carta e una sezione video mettono in dialogo la pittura di Piero Guccione e la parola di Andrea Camilleri, due interpreti della Sicilia e del Mediterraneo.

Roma, 23 ottobre 2026 – È stata inaugurata questa sera, nella sede romana del Fondo Andrea Camilleri, Piero Guccione. Racconti dello sguardo, mostra omaggio a uno dei maggiori pittori italiani del secondo Novecento. Realizzato in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, il progetto riunisce sei opere su carta e una sezione video, costruendo un dialogo ideale tra la pittura di Guccione e la parola di Camilleri. La mostra sarà aperta al pubblico sabato 24 e domenica 25 ottobre, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Ad aprire l’incontro è stato Roberto Gabrielli, responsabile della Direzione Regionale Lazio e Abruzzo di Intesa Sanpaolo. Sono intervenuti Lorenzo Canova, storico dell’arte e docente dell’Università degli Studi del Molise; Angelo Piero Cappello, direttore generale dell’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo del Ministero della Cultura; Daniela Lancioni, curatrice senior dell’Azienda Speciale Palaexpo. Ha partecipato Paola Guccione, figlia dell’artista.

Rare furono, in vita, le occasioni d’incontro tra Andrea Camilleri (1925-2019) e Piero Guccione (1935-2018). Eppure i loro percorsi esistenziali e artistici rivelano affinità profonde. Nati entrambi nella prima metà del Novecento lungo la costa meridionale della Sicilia, lasciarono giovanissimi l’isola per Roma, guidati da vocazioni autentiche e irriducibili: la scrittura e il teatro per Camilleri, la pittura per Guccione. Entrambi tornarono poi alla Sicilia: Camilleri trasferendola nella geografia letteraria di Vigàta; Guccione posando nuovamente lo sguardo sui luoghi dell’infanzia e restituendo la luce e la dimensione contemplativa del paesaggio mediterraneo. Da questa vicinanza nasce l’omaggio del Fondo Andrea Camilleri, che raccoglie un desiderio espresso dallo scrittore e apre un percorso dedicato alle relazioni tra la sua opera e gli altri linguaggi artistici:

«In occasione del recente anniversario della scomparsa di Piero Guccione, il Fondo Andrea Camilleri è lieto di presentare la mostra “Piero Guccione. Racconti dello sguardo”. Andrea Camilleri aveva espresso il desiderio di rendere omaggio a Piero Guccione, un artista che ammirava profondamente e al quale si sentiva vicino per una comune sensibilità, per il modo intenso di guardare alla Sicilia, di coglierne i paesaggi, la luce, i colori. Con questa iniziativa vorremmo non soltanto raccogliere e dare seguito a quel desiderio, ma anche avviare un percorso di incontri dedicati al rapporto tra la scrittura di Camilleri e gli altri linguaggi artistici, dalla pittura alla musica, che hanno alimentato il suo immaginario e attraversano, in forme diverse, tutta la sua opera.»

Il percorso espositivo riunisce sei opere su carta nelle quali la natura non è semplice descrizione: il mare, il cielo, le nuvole, la luna e la fragile presenza dell’ibisco diventano memoria, durata e silenzio. Non un confronto illustrativo tra pittura e letteratura, ma una vicinanza fondata sullo sguardo, sulla memoria e sul rapporto profondo con i luoghi. Tra le opere esposte figura La processione dello stivale, pastello del 2009 realizzato per Lo stivale di Garibaldi di Andrea Camilleri: un punto di contatto concreto tra i due autori. Completa il percorso una sezione video dedicata alla vita e alla ricerca di Guccione. L’Archivio Piero Guccione, che ha collaborato alla realizzazione della mostra, sottolinea il valore dell’iniziativa come occasione di conoscenza e trasmissione dell’eredità dell’artista:

«L’Archivio Piero Guccione ringrazia il Fondo Andrea Camilleri per aver accolto con sensibilità e affetto questo omaggio a Piero Guccione, offrendo una preziosa occasione per condividere la sua opera e la sua eredità artistica.»

Nel richiamare il significato della partnership Roberto Gabrielli, responsabile Direzione Regionale Lazio e Abruzzo Intesa Sanpaolo, ha inserito il sostegno al progetto nel più ampio impegno del Gruppo per la cultura, la partecipazione e lo sviluppo dei territori:

«L’incontro tra l’opera di Piero Guccione e la parola di Andrea Camilleri offre al pubblico l’opportunità di riscoprire due straordinari interpreti della Sicilia e del Mediterraneo, capaci di trasformare il paesaggio, la luce e la memoria in un racconto universale. Attraverso il sostegno a iniziative come questo omaggio a Piero Guccione, Intesa Sanpaolo intende favorire la conoscenza e la condivisione di esperienze artistiche che generano valore per le comunità e contribuiscono allo sviluppo dei territori. Il nostro Gruppo considera l’arte e la cultura una risorsa strategica per il territorio e contribuisce attivamente alla vita culturale del Paese con un impegno inserito a pieno titolo nel proprio Piano di Impresa 2026-2029. Attraverso forme dinamiche di partnership, Intesa Sanpaolo sostiene importanti istituzioni e iniziative culturali, tra cui mostre, festival, eventi attorno ad arte, fotografia, musica, archivi, editoria e lettura, per esprimere la centralità del rapporto con il territorio e la partecipazione attiva allo sviluppo delle comunità di riferimento, secondo un piano organico che ha lo scopo di diffondere la passione per la cultura, con un forte coinvolgimento dei giovani.»

Nato a Scicli nel 1935 e trasferitosi a Roma nel 1954, Guccione ha attraversato oltre mezzo secolo di pittura italiana mantenendo una posizione appartata e rigorosa. Ha partecipato sei volte alla Biennale di Venezia, tra il 1966 e il 2011; nel 1988 gli è stata riservata una sala personale nel Padiglione Italia. Accademico Nazionale di San Luca dal 1995, nel 2004 ha ricevuto la Medaglia d’Oro della Presidenza della Repubblica per i benemeriti della cultura e dell’arte.Informazioni per la visita

 

Voce

Dettagli

Mostra

Piero Guccione. Racconti dello sguardo

Apertura

sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, ore 10.00-13.00 e 16.00-19.00

Sede

Fondo Andrea Camilleri, via Filippo Corridoni 21, Roma

Prenotazione

https://prenotalatuavisita.eventbrite.com

Sito

https://www.fondoandreacamilleri.it

Contatti

segreteria@fondoandreacamilleri.it

Ufficio stampa

Alessandra Albanesi, 339 8120040

 

Fondo Andrea Camilleri • Archivio Piero Guccione • con il sostegno di Intesa Sanpaolo

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Arte e Natura | A Roma il primo incontro del ciclo Natura Contemporanea: il Progetto “Opera”.

Roma, 22 ottobre 2026 | Giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 16:00, l’Istituto Italiano di Studi Germanici a Villa Sciarra (Viale delle Mura Gianicolensi 11, Roma; fino al tramonto ingresso anche dalla villa) ospiterà il primo appuntamento del ciclo Natura Contemporanea. Promossa da Opera in collaborazione con l’Associazione Amici di Villa Sciarra e Gart, e con il patrocinio del Comune di Roma (Assessorato all’Agricoltura,Ambiente e Ciclo dei Rifiuti), l’iniziativa nasce come spazio di riflessione sulla nostra attualità di esseri umani, sulla nostra relazione con il pianeta e sulla necessità di superare la dicotomia tra uomo e natura, prodotto culturale dell’antropocentrismo e dell’economia liberista. Se si accetta l’idea che l’uomo è natura, è solo in essa che possiamo trovare le risposte necessarie: non un passo indietro o una visione antiscientifica, ma un vero e proprio riposizionamento. All’appuntamento interverranno anche l’Assessore all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale Sabrina Alfonsi e il Presidente della Commissione Bilancio Lorenzo Marinone.

IL PROGETTO CULTURALE “OPERA”

Nell’occasione di questo incontro verrà presentato il progetto culturale Opera, ideato da Eugenia Querci e dedicato all’arte in natura, al paesaggio e al giardino nella loro valenza sociale e ambientale. Opera è natanel 2024 a Villa Sciarra – parco romano di sette ettari incastonato tra Monteverde, Gianicolo e Trastevere -come mostra d’arte contemporanea, in collaborazione con gli Amici di Villa Sciarra e il Comitato di quartiere Creazione. È attualmente in corso la preparazione di Opera Villa Sciarra 2027, cui gli artisti saranno chiamati a partecipare tramite unaopen call di prossima pubblicazione.

Il giardino è uno spazio dinamico in cui l’equilibrio tra natura e artificio si ridefinisce continuamente, diventando metafora sociale e laboratorio di adattamento e convivenza. Uno spazio di confine e di connessione tra selvatico e urbano, tra autoctono e alieno, tra conservazione e cambiamento. In questo contesto, Villa Sciarra – con il suo intreccio di specie botaniche autoctone ed esotiche – si trasforma attraverso Opera in un laboratorio di sperimentazione e rigenerazione, dove l’arte agisce come forza attiva per un reale cambiamento di sistema.

UN DIALOGO A PIU’ VOCI

L’incontro vedrà un dialogo multidisciplinare coordinato da Eugenia Querci, a cui prenderanno parte:

  • Katia Paoletti(Gart/Garden Art) presenterà il progetto Il selvatico come pratica di salvezza, una ricerca tra antropologia e pratiche artistiche che indaga il selvatico come soglia vitale tra umano e non umano, cultura e natura, rappresentazione ed esperienza.
  • Pino Genovese, artista visivo, installativo e performer, basa la sua opera sul rapporto con la natura nella sua dimensione archetipica. Illustrerà il suo lavoro con legni di recupero e grandi cortecce di pino rimaste a terra dopo i recenti tagli sul litorale laziale, trasformate in strutture primordiali e rituali di sacralizzazione che ridisegnano il paesaggio.
  • Pietro Ruffo, artista visivo che unisce una pratica disegnativa finissima alla dimensione immaginativa, creando luoghi e ecosistemi che riflettono sul tempo come stratificazione e sulla natura come sistema dinamico, perennemente sospeso tra catastrofi ed evoluzioni. Attraverso il filo conduttore dell’Antropocene, sovrappone nelle sue opere i tempi storici dell’umanità all’immensità dei tempi geologici per indurre a un ripensamento delle gerarchie tra uomo e pianeta.
  • Andrea Conte (Andreco), artista visivo e ingegnere ambientale, illustrerà le sue ricerche sulla giustizia climatica e i suoi interventi partecipati, che sono caratteristica specifica del suo lavoro. Attraverso progetti internazionali come Climate Art Projecte Flumen, integra teorie ecologiche e strategie rigenerative, guardando alla natura e alle sue soluzioni (Nature-Based Solutions) come risposte chiave ai nodi critici della contemporaneità.

INFORMAZIONI E CONTATTI

  • Quando:Giovedì 29 ottobre 2026, ore 16:00
  • Dove:Istituto Italiano di Studi Germanici – Villa Sciarra (Viale delle Mura Gianicolensi 11, Roma; fino al tramonto ingresso anche dall’interno della villa)
  • E-mail:opera.mostre@gmail.com
  • Instagram:@opera.artenatura
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Shop libri, il negozio on line dove è possibile acquistare i libri della Casa Editrice Cultura e dintorni e i numeri del periodico di informazione culturale “Cultura e dintorni”

Lo Shop Libri, il negozio on line di Cultura e dintorni Editore dove è possibile acquistare i libri della casa editrice e i numeri della rivista “Cultura e dintorni”, è disponibile al seguente link:

https://www.culturaedintorni.it/wp/negozio/

per ulteriori info scrivere a: redazione@culturaedintorni.it

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“Piero Guccione. Racconti dello sguardo”. Roma, Fondo Andrea Camilleri 23 – 25 ottobre 2026

Il Fondo Andrea Camilleri dedica una mostra a Piero Guccione (1935 – 2018), tra i maggiori pittori italiani del secondo Novecento, mettendo in dialogo ideale i linguaggi di due interpreti della Sicilia: la pittura di Guccione e la parola di Camilleri.

Il Fondo Andrea Camilleri presenta Piero Guccione. Racconti dello sguardo, un omaggio aII’artista siciliano che ha trasformato il paesaggio mediterraneo in un luogo di contemplazione e conoscenza. La mostra sarà inaugurata venerdì 23 ottobre 2026 alle ore 18.30 nella sede romana del Fondo, in via Filippo Corridoni, 21 e sarà aperta al pubblico sabato 24 e domenica 25 ottobre.

Piero Guccione, Il carrubo e il piccolo mandorlo.

Il percorso espositivo – realizzato in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione e con il sostegno di Intesa Sanpaolo – riunisce sei opere su carta nelle quali la natura non è semplice descrizione: il mare, il cielo, le nuvole, la Iuna e la fragile presenza deII’ibiscus diventano memoria, durata e silenzio. Completa il percorso una sezione video dedicata alla vita e alla ricerca di Piero Guccione.

Piero Guccione, Cielo e nuvole al tramonto a Punta Corvo, 2006.

Nato nel 1935 a Scicli, estremo lembo della Sicilia orientale, e trasferitosi a Roma nel 1954, Guccione ha attraversato oltre mezzo secolo di pittura italiana mantenendo una posizione appartata e rigorosa. Ha partecipato sei volte alla Biennale di Venezia, tra il 1966 e il 2011; nel 1988 gli è stata riservata una sala personale nel Padiglione Italia. Accademico Nazionale di San Luca dal 1995, nel 2004 ha ricevuto la Medaglia d’Oro della Presidenza della Repubblica per i benemeriti della cultura e dell’arte.

Ospitare la mostra negli spazi del Fondo Andrea Camilleri, luogo della memoria, costruisce un incontro tra linguaggi diversi e sensibilità affini: da una parte la pittura, capace di sostare davanti alla Iuce e all’orizzonte; dall’altra la scrittura, capace di restituire voce, corpo e complessità alla Sicilia. Non un confronto illustrativo, ma una vicinanza fondata sullo sguardo, sulla memoria e sul rapporto profondo con i luoghi.

All’inaugurazione, il saluto introduttivo sarà affidato a Roberto Gabrielli, Direttore Regionale Lazio e Abruzzo, Divisione Banca dei Territori, Intesa Sanpaolo. Interverranno Lorenzo Canova – storico dell’arte, docente deII’Università del Molise, Cappello – Direttore generale dell’unità di Missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo del Ministero della Cultura e Daniela Lancioni – curatrice senior deII’Azienda Speciale Palaexpo. Sarà presente la figlia deII’artista, Paola Guccione. La visita è su prenotazione. Il link di accesso sarà comunicato dagli organizzatori.

Informazioni pratiche

Apertura: sabato 24 e domenica 25 ottobre, ore 10.00 – 13.00 e 16.00 – 19.00 Sede: Fondo Andrea Camilleri, via Filippo Corridoni 21, Roma

Prenotazione necessaria: https://prenotaIatuavisita.eventbrite.com

Sito internet: https://www.fondoandreacamilleri.it Mail: segreteria@fondoandreacamilleri.it

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Domenica 18 ottobre la Seconda Edizione de “Il Melograno di San Gaspare”, l’iniziativa solidale promossa dai Missionari del Preziosissimo Sangue

Il 18 ottobre, in occasione della 100ª Giornata Missionaria Mondiale, i Missionari del Preziosissimo Sangue e i volontari saranno presenti in numerosi luoghi d’Italia con la seconda edizione de “Il melograno di san Gaspare”. L’iniziativa si inserisce nel contesto del mese missionario e della celebrazione di san Gaspare del Bufalo (21 ottobre), fondatore della Congregazione. Un’occasione per testimoniare la missione cristiana e la solidarietà che da oltre duecento anni accompagna il loro impegno non solo in Italia, ma anche in Africa.Infatti, la missione dei Missionari del Preziosissimo Sangue si traduce in progetti a forte impatto sociale e umano nei settori della sanità, dell’istruzione e della promozione della dignità della persona. Tra le opere più significative spicca l’Ospedale “San Gaspare” di Itigi, in Tanzania, nato nel 1989 in una delle aree più povere del Paese. Oggi, con i suoi 320 posti letto, oltre 7.500 visite, 10.000 ricoveri e 9.000 esami di laboratorio ogni anno, è riconosciuto come il sesto miglior istituto sanitario della Tanzania. Alla cura medica si affiancano programmi di educazione sanitaria e strutture educative per i bambini, segno di un impegno che unisce professionalità, solidarietà e speranza.

Non meno significativa è la comunità terapeutica per il recupero dalle dipendenze, associazione “Famiglie San Filippo Neri”, sorta a Putignano (BA) nel 1988 ad opera di don Rosario Pacillo. Il Missionario, che era allora parroco, volle rispondere al grido della povertà umana che negli anni ’80-’90 vedeva centinaia di migliaia di giovani intrappolati nel tunnel della tossicodipendenza. Oggi la comunità può ospitare fino a quindici giovani e gode della stima e dell’attenzione di istituzioni, delle associazioni e di tante persone di buona volontà del territorio. L’intervento centrato sulla persona e sulla dignità è l’opzione preferenziale della nostra mission ispirata dalla certezza che ogni persona, vale il Sangue di Cristo.

«Dopo il successo dello scorso anno – afferma don Benedetto Labate direttore della Provincia Italiana e presidente di Fondazione Primavera Missionaria ETS – il direttore della Unione Sanguis Christi, don Giacomo Manzo, ha deciso di ripetere l’evento de “Il melograno di san Gaspare”, una forma di sensibilizzazione in piazza della spiritualità del Sangue di Cristo e delle attività dell’associazione. Per le sue caratteristiche morfologiche, il frutto scarlatto ben si addice a simboleggiare il mistero della Redenzione attuato dal nostro Salvatore: il colore rosso richiama il suo sangue; i chicchi stretti tra loro rappresentano la comunità dei fedeli uniti nella carità e nella prosperità della vita eterna. Ed erano proprio queste le tematiche principali della predicazione di san Gaspare: il valore del sacrificio cruento del Cristo per espiare, riparare e giustificare i peccati dell’umanità; la comunione dei fedeli nella Chiesa come via di senso e di salvezza per la vita umana».

Roma, 16/10/2026

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Seminario «E dopo? Lavoro, placement e orientamento in uscita nel sistema AFAM» – Roma, 22.10.2026

Seminario «E dopo? Lavoro, placement e orientamento in uscita nel sistema AFAM» Giovedì 22 ottobre 2026, ore 15 Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” – Sala dei Medaglioni, Via dei Greci 18, Roma

L’incontro propone una riflessione sul passaggio dalla formazione artistica al mondo del lavoro, con particolare attenzione al placement e all’orientamento in uscita nel sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica.

Attraverso il contributo di rappresentanti delle istituzioni AFAM, di professionisti e di dottorandi, il seminario offrirà un’occasione di confronto sulle prospettive professionali e sul ruolo delle istituzioni formative nell’accompagnare studentesse e studenti all’inserimento lavorativo.

L’ingresso è libero

Intervengono:

  • Riccardo Ceni, Conservatorio “G. Verdi” di Milano; Council AEC – Association Européenne des Conservatoires
  • Daniela Giordano, Direttrice del Politecnico delle Arti di Bergamo
  • Giuseppe Camerlingo, Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza; coordinatore del progetto “ConsERvatorio Orienta”, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna con fondi FSE+
  • Leonardo Damen, dottorando presso il Conservatorio “Santa Cecilia”
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Quando la parola fa vedere il cinema: l’arte di descrivere di Laura Giordani

da carmelodigesaro.org

Il rinnovo di una promessa di una vera rivoluzione dell’inclusione culturale passa dal manuale dell’audiodescrizione dell’autrice

Mettiamo subito in chiaro una cosa: saper descrivere è una competenza e, come molte competenze umane, può essere studiata, esercitata e valutata. Non è soltanto una questione di talento o di sensibilità individuale: si fonda anche sull’esperienza, sulla pratica costante e sull’applicazione di metodi specifici. Certo, forse per acquisirla non basta una semplice guida. Eppure, attraverso lo studio e l’utilizzo di tecniche precise, è possibile sviluppare sensibilmente la capacità di costruire descrizioni efficaci, chiare e comprensibili. È in questa prospettiva che si inserisce L’arte di descrivere. Manuale di audiodescrizione cinetelevisiva (Editoriale Artemide, collana Manuali), l’opera firmata da Laura Giordani. Un manuale dalla chiara impostazione universitaria, che offre strumenti fondamentali per comprendere e affinare l’arte della descrizione, con particolare attenzione alle esigenze delle persone cieche e ipovedenti. Non è un caso che Laura Giordani scelga la parola arte. C’è, in questo termine, qualcosa che richiama il lavoro artigianale, fatto di esercizio, tecnica e cura, ma anche qualcosa che va oltre: l’estro, l’intelligenza, la sensibilità di chi quel lavoro lo svolge. Perché descrivere non significa semplicemente mettere in fila delle informazioni o raccontare ciò che si ha davanti. Significa saper guardare, cogliere quei dettagli che a volte sfuggono, quelle sfumature che fanno la differenza, e trovare le parole giuste per restituirle a chi ascolta o legge.

Ricordate il film Infelici e contenti, con Ezio Greggio e Renato Pozzetto? Il personaggio interpretato da Greggio, cieco, chiede all’amico Pozzetto, che si muove in carrozzina, di descrivergli il panorama che li circonda. La risposta si limita a un elenco di elementi: case, palazzi, finestre, balconi. Ecco, è proprio qui che emerge la differenza tra elencare e descrivere, tra fornire una veloce conclusione alla scena o renderla essenziale a chi non può vederla. Il primo gesto, semplice, poco riflessivo, immaturo identifica ciò che è presente; il secondo, quello necessario, cerca di restituire un’immagine, di renderla viva e comprensibile anche a chi non può vederla. Entrano così in gioco la sensibilità, le emozioni e quella forma di intelligenza creativa che permette di trasformare un’immagine in parole. E, allo stesso tempo, di fare il percorso inverso: partire dalle parole per ricostruire una scena, renderla viva e comprensibile anche a chi non vede o ha una capacità visiva ridotta.

Per spiegarmi meglio, vorrei partire da un punto fermo: non bisogna mai pensare che una persona cieca o con una grave disabilità visiva sia meno capace di comprendere una scena, di interpretarla o di coglierne il significato. Il punto non è la capacità di capire, ma il modo in cui le informazioni vengono trasmesse. In un film, così come in un’immagine più in generale, esistono elementi che passano esclusivamente attraverso la vista. Pensiamo a un dialogo di sguardi tra due personaggi o a un panorama fotografato: dettagli che possono rivelarsi essenziali per comprendere una situazione, ma che necessitano di una descrizione accurata per essere restituiti a chi non può percepirli visivamente.

È qui che bisogna andare oltre ciò che si vede, cercare di capire che cosa conta davvero in una scena e che cosa merita di essere raccontato. Per farlo, la tecnica da sola non basta: servono intuizione, sensibilità e quella capacità di entrare, almeno un po’, dentro ciò che si osserva. Perché descrivere non significa limitarsi a dire che cosa compare sullo schermo, ma mettere insieme gli elementi, coglierne il senso e trovare le parole giuste per restituirlo a chi ascolta. Questo intuito può essere affinato e allenato attraverso tecniche specifiche, come quelle che Laura Giordani illustra nel suo manuale. Ma resta, almeno allo stato attuale, una componente profondamente umana e personale: quella sensibilità che consente di riconoscere ciò che conta davvero e di trovare le parole giuste per restituirlo agli altri. Ed è proprio qui che la questione smette di essere soltanto tecnica e diventa culturale, prima ancora che politica. Perché riconoscere il valore dell’audiodescrizione significa anche interrogarsi sulla qualità di quella che viene effettivamente offerta e sulle condizioni che ne garantiscono la realizzazione. Un conto è prevedere l’accessibilità sulla carta, un altro è assicurarsi che funzioni davvero. Quello che ai più potrebbe apparire come un fatto scontato, avvalorato da leggi e parole sempre più abusate, è un tema che, in realtà, deve ancora essere realmente approfondito e dibattuto. Sì, perché tutti diamo per scontato che, laddove esista una disabilità, lo Stato sia già intervenuto con norme capaci di tutelare i diritti di chi la vive e che gli attori della filiera si siano adeguati. Tuttavia, ancora oggi, il tema dell’accesso alla cultura rimane confinato nell’alveo delle promesse. Non bastano, infatti, norme più o meno ben articolate. Quando si parla di diffusione capillare dell’accessibilità culturale, la domanda è chiara, ma la risposta non è mai scontata. Oppure, se una risposta c’è, è quasi sempre quella sbagliata: una soluzione di facciata, dettata più dalla necessità di adempiere a un obbligo che dalla volontà di garantire un accesso realmente fruibile. È proprio dalla riflessione di Laura Giordani che possiamo partire per comprendere la distanza tra il riconoscimento teorico dell’accessibilità e la sua concreta realizzazione. L’occasione è stata la presentazione del suo manuale, avvenuta il 9 ottobre presso la Sala Nassirya di Palazzo Madama, al Senato della Repubblica. Un incontro che si è svolto al riparo dalla pioggia battente che ha messo in difficoltà Roma e, soprattutto, noi ospiti dell’evento, rimasti per una ventina di minuti all’esterno a prendere letteralmente secchiate d’acqua, in attesa di superare i rigidi controlli istituzionali.

«L’audiodescrizione», esordisce l’autrice, «non deve essere considerata un’appendice o una semplice nota a margine, ma una vera e propria forma autonoma di accessibilità culturale. L’audiodescrittore, a sua volta, deve saper scrivere in perfetto italiano e conoscere il linguaggio cinematografico, per restituire al fruitore finale ciò che il regista ha voluto comunicare».

Con queste parole, Laura Giordani sintetizza il cuore del proprio approccio.

Ecco: quando parliamo di audiodescrizione ci troviamo di fronte a due principi fondamentali, che rappresentano al tempo stesso la base e il cuore del lavoro: la padronanza della lingua e la conoscenza del linguaggio cinematografico. Principi che, troppo spesso, rischiano di essere trascurati da chi affronta questa professione con la classica attitudine di chi pensa che, in fondo, possa occuparsene anche il cugino di turno. mAudiodescrivere è innanzitutto un mestiere, un’arte, un’espressione artistica e umana come recita il titolo del volume. E, proprio in quanto tale, non può essere ridotta all’automazione digitale né al rigido rispetto di una norma per garantirsi un guadagno. La tecnologia può offrire strumenti preziosi, ma non sostituisce automaticamente le competenze necessarie per realizzare un lavoro di qualità. Sembra una differenza sottile, se non invisibile, ma così non è.

Mi spiego meglio. Come forse non tutti sanno, nell’ambito della legge sul cinema n. 220/2016 e dei successivi decreti attuativi del Ministero della Cultura, determinate misure di sostegno alla produzione cinematografica prevedono requisiti legati all’accessibilità delle opere, tra cui l’audiodescrizione. Il punto, però, è un altro: quali verifiche vengono effettuate sulla qualità del lavoro realizzato? E sono sufficienti a garantire un risultato all’altezza delle esigenze di chi ne usufruirà? Il rispetto di un requisito formale, infatti, non garantisce di per sé la qualità del prodotto. Un’audiodescrizione può esistere, essere stata realizzata e risultare comunque inadeguata, superficiale o persino imbarazzante. In questi casi, a rimetterci non è soltanto la qualità del servizio, ma soprattutto chi vorrebbe godersi un’opera e si ritrova, invece, con uno strumento che non lo aiuta a comprenderla, che non gli restituisce ciò che accade sullo schermo e che, in alcuni casi, rischia persino di stravolgerne il significato. Ecco perché non basta chiedersi se gli obblighi previsti dalla normativa vengano rispettati. Bisogna anche capire come viene valutato il lavoro di chi realizza le descrizioni e, soprattutto, se i controlli previsti siano davvero in grado di tutelare chi quel servizio lo utilizza. Perché, alla fine, è proprio da lì che bisogna partire: dall’esperienza di chi dovrebbe poter accedere all’opera e comprenderla senza che qualcosa, nel percorso, ne comprometta il senso.

Se l’accessibilità è un diritto, la qualità degli strumenti che la rendono possibile non può essere considerata un dettaglio secondario. Fin qui, ovviamente, non sto scoprendo l’acqua calda e probabilmente non sto aggiungendo nulla di nuovo al dibattito. In Italia, ma credo non soltanto da noi, quando ci sono fondi pubblici da assegnare, sembra spesso prevalere una regola non scritta: se le carte appattano, cioè sono in ordine, difficilmente qualcuno si preoccupa di andare a vedere che cosa sia stato fatto davvero sul campo. Quindi, evitando ulteriori luoghi comuni, disquisizioni sterili e banalizzazioni sul tema, L’arte di descrivere si inserisce perfettamente in questo solco, tra gli adempimenti formali e la necessità di garantire un’accessibilità concreta, offrendo strumenti per realizzare audiodescrizioni efficaci e valorizzare quella componente umana di cui quest’arte non può fare a meno. Con il suo lavoro, Laura Giordani mette a disposizione strumenti utili tanto a chi realizza le audiodescrizioni quanto a chi è chiamato a valutarle. Il manuale offre criteri e indicazioni per comprendere che cosa renda valido un testo audiodescrittivo, andando oltre il semplice rispetto di un requisito formale. Perché un’audiodescrizione non deve limitarsi a esistere: deve essere capace di restituire il significato di un’opera, rispettandone il linguaggio e rendendola accessibile a chi non può fruirne attraverso la vista.

Piccola nota a margine: all’interno del manuale, pagina 321, troverete un breve capitolo scritto da me e la collega e amica Francesca Ferraro, sul ruolo del Libro Parlato in questa battaglia culturale.

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