Didattica per progetti e intelligenza artificiale: Spaggiari porta in Italia DreamShaper.

Con l’acquisizione di ESDS entra nell’ecosistema del Gruppo la piattaforma per il Project Based Learning, già usata in 122 Paesi. Obiettivo: rendere sostenibile per i docenti una didattica per competenze che oggi richiede tempo e progettazione.

23 settembre 2026 – La scuola italiana si muove da anni verso una didattica per competenze che sul piano pratico chiede al docente lavoro in più: progettare il percorso, scandirne le fasi, distribuire i ruoli e osservare il processo oltre al risultato. Qui l’intenzione didattica incontra il vincolo del tempo. Ed è qui che si colloca DreamShaper, la piattaforma per il Project Based Learning che Spaggiari porta in Italia ampliando il proprio ecosistema di strumenti e servizi per la scuola. La soluzione entra nel Gruppo con la prima operazione internazionale di Spaggiari: l’acquisizione di E-Schooling Dream Shaper (“ESDS”), realtà EdTech attiva in Portogallo e Brasile con tre piattaforme dedicate al mondo dell’istruzione.

Perché il Project based learning

Il Project Based Learning è una metodologia consolidata associata a maggiore motivazione, apprendimento più duraturo e sviluppo di competenze — collaborazione, problem solving, autonomia, capacità di comunicare — che i sistemi scolastici europei mettono oggi al centro dei propri obiettivi. Pur riconoscendone il valore, lo scoglio operativo è rendere il PBL praticabile su scala. La piattaforma DreamShaper accompagna l’insegnante dalla definizione delle fasi del progetto alla scansione dei tempi, dall’assegnazione delle attività al monitoraggio dell’avanzamento degli studenti, fino alla rilevazione delle competenze messe in gioco. Il progetto diventa così un percorso strutturato, ripetibile e documentato — anche ai fini dell’orientamento, perché le competenze emerse nel lavoro per progetti sono il materiale su cui costruire le future scelte formative dello studente.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale nel PBL

Nel PBL l’intelligenza artificiale trova un ruolo concreto, sollevando il docente da procedure onerose come impostare la struttura di un progetto a partire da un obiettivo didattico, proporre una scansione delle fasi, suggerire varianti per gruppi di studenti con esigenze diverse, restituire una fotografia dell’avanzamento della classe. Con DreamShaper questa logica si estende per la prima volta alla progettazione didattica vera e propria: il docente definisce obiettivi, contenuti, valutazione, relazione con gli studenti e guadagna tempo da dedicare ad attività a valore aggiunto.

“Il lavoro per progetti è una direzione su cui la scuola italiana si è già incamminata: la domanda non è più se abbia valore, ma come renderlo sostenibile per chi insegna”, commenta Nicola de Cesare, CEO di Spaggiari. “DreamShaper risponde a questa domanda, e l’intelligenza artificiale è lo strumento che lo rende possibile su scala, alleggerendo il docente dalla parte più gravosa della progettazione senza togliergli nulla di ciò che gli compete. È il senso con cui guardiamo a questa acquisizione: non un prodotto in più, ma una capacità in più per la comunità educante che accompagniamo da cent’anni”.

Nicola de Cesare CEO Gruppo Spaggiari Parma

Cosa  entra in Spaggiari con ESDS

Oltre a DreamShaper — già utilizzato in 122 Paesi — l’acquisizione di ESDS porta in Spaggiari altre due piattaforme gestionali per le scuole: eSchooling, leader di mercato in Portogallo con oltre 550 scuole private servite e circa il 75% del mercato indirizzabile, e iScholar, tra gli operatori a più rapida crescita in Brasile con oltre 1.700 scuole private in portafoglio. Complessivamente le tre piattaforme servono oltre 3.000 scuole e 1,5 milioni di studenti. I tre brand contano circa 130 persone, che entrano in Spaggiari mantenendo ruoli, identità di prodotto e presidio dei rispettivi mercati; il management delle società resta immutato. Una scelta che riflette il modello di crescita internazionale di Spaggiari: ogni Paese ha un proprio sistema scolastico, con regole, calendari, adempimenti e linguaggi differenti, e costruire software per la scuola significa saper proporre architetture idonee a contesti profondamente diversi. È la competenza che Spaggiari ha sviluppato in Italia in cento anni di lavoro accanto alle scuole, ed è il terreno su cui si incontra con eSchooling e iScholar.

Fondata nel 2007, ESDS affianca le istituzioni scolastiche nella digitalizzazione dei processi didattici e amministrativi. L’acquisizione rappresenta il primo add-on internazionale di Spaggiari e il quarto completato dall’ingresso di Ambienta, inaugurando la fase di internazionalizzazione prevista nella strategia di sviluppo di lungo periodo del Gruppo.

Spaggiari è il punto di riferimento per l’innovazione scolastica, un partner di fiducia da un secolo per scuole, istituzioni e aziende che credono nella trasformazione dell’educazione attraverso la digitalizzazione. Fondato nel 1926 con l’invenzione del registro scolastico cartaceo, in cent’anni di attività ha trasformato il modo in cui le scuole gestiscono l’insegnamento, l’organizzazione e la comunicazione, evolvendo in un ecosistema digitale completo al servizio di studenti, famiglie, docenti, dirigenti, aziende e istituzioni. Attraverso infrastrutture e tecnologie avanzate, contenuti per la didattica, formazione e consulenza specializzata, prodotti e servizi per la scuola, il Gruppo supporta il mondo dell’istruzione nella gestione e nello sviluppo di un sistema scolastico più efficiente, inclusivo, connesso e sostenibile, capace di formare generazioni pronte ad affrontare il futuro con consapevolezza, competenze e spirito critico. Con il registro elettronico ClasseViva ha creato la più grande community educativa in Italia, con oltre 4,5 milioni di utenti. Inoltre, ClasseViva EXTRA è l’ecosistema che integra la solidità di Spaggiari, i progetti educativi de La Fabbrica e la nuova app che estende la relazione oltre l’aula, attraverso proposte e strumenti per il supporto alla crescita di studenti e famiglie. Per offrire un supporto a 360° a tutta la comunità educante, negli anni il Gruppo ha ampliato il proprio portafoglio con l’integrazione di La Fabbrica Società Benefit, che collega aziende, istituzioni e mondo della scuola attraverso progetti educativi e formativi ad alto impatto sociale e reputazionale; ItaliaScuola, che supporta dirigenti scolastici, docenti e personale amministrativo nell’aggiornamento normativo, ed EUservice, che offre consulenza e soluzioni per sicurezza, privacy e ambiente. Dopo l‘acquisizione di Prima Scuola e Jobiri a inizio anno, a settembre 2026 ESDS, realtà attiva tra Portogallo e Brasile con tre piattaforme dedicate al mondo dell’istruzione, è entrata a far parte dell’ecosistema Spaggiari dando il via al processo di internazionalizzazione dell’azienda. Dal 2023, Ambienta SGR, uno dei più grandi ed esperti asset manager europei interamente focalizzato sulla sostenibilità ambientale, ha investito in Spaggiari per accelerarne la crescita nel settore EdTech, rafforzandone il ruolo nella digitalizzazione e dematerializzazione dell’ecosistema scolastico. In linea con la propria mission di ridurre l’impatto ambientale nei processi amministrativi e didattici, il Gruppo si inserisce perfettamente nella strategia d’investimento di Ambienta, che punta su aziende capaci di migliorare l’efficienza delle risorse naturali e il controllo dell’inquinamento.

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Giornate Europee del Patrimonio 2026 all’ICBSA

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2026, l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi e la Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura invitano il pubblico a due giornate di musica e canto nel cortile di Palazzo Mattei di Giove, in via Michelangelo Caetani 32, a Roma.Sabato 26 settembre – “Voci dal mondo”
Un viaggio musicale attraverso epoche, culture e continenti: dalla polifonia medievale e rinascimentale alle musiche di protesta statunitensi del Novecento, dagli spiritual afroamericani alla musica popolare brasiliana.

Dalle 10.30 si alterneranno l’Insieme Vocale Luigi Antonio Sabbatini e Octava Alba; nel pomeriggio, dalle 17.30, The Union Trio con Alessandro Portelli, Voices of Grace e il gruppo vocale Conjunto Bossagora.

Domenica 27 settembre – “Canti d’Italia”
Una giornata dedicata alla ricchezza delle tradizioni vocali italiane: canti popolari e regionali, repertori della montagna, canti di lavoro, sociali e di lotta, monodie e polifonie della tradizione orale.

Dalle 10.30 saranno protagonisti il Coro Koob, il Coro popolare Voci Impertinenti e il Coro CAI Roma; nel pomeriggio, dalle 17.30, il Coro Inni e Canti di Lotta “Giovanna Marini”, il Coro “Modi del Canto Contadino” della Scuola Popolare di Musica di Testaccio e il Coro dell’Associazione Nazionale Alpini.

Due giornate per riscoprire la voce e la musica come strumenti di memoria, incontro, testimonianza e condivisione.

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“Un tabaccaio alla scuola di Francesco”: il 26 settembre a Roma la storia del Servo di Dio Renzo Pietro Buricchi

A San Francesco a Ripa un incontro dedicato al “Tabaccaio di Prato”, testimone contemporaneo della spiritualità francescana.

Roma, [22.09.2026] – Sabato 26 settembre 2026, alle ore 19.30, nella Chiesa di San Francesco a Ripa Grande, in Piazza San Francesco d’Assisi 88 a Roma, si terrà “Un tabaccaio alla scuola di Francesco”, incontro dedicato alla figura del Servo di Dio Renzo Pietro Buricchi (1913-1983), conosciuto come il “Tabaccaio di Prato”.

 A raccontarne la vicenda umana e spirituale saranno Don Alessandro Andreini, studioso di spiritualità, e Don Gildas Vigan, studioso della spiritualità di Renzo Pietro Buricchi. Le parole e le poesie di Buricchi prenderanno voce attraverso le letture di Zingonia Zingone, accompagnate dagli interventi musicali alla chitarra di Gabriele Sagone.

L’appuntamento si inserisce nel percorso delle celebrazioni per l’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi, sostenute dal Comitato Nazionale, e propone al pubblico una figura del Novecento che seppe incontrare e vivere il messaggio francescano nella quotidianità della propria esistenza.

Commerciante nel cuore di Prato, uomo immerso nel lavoro e nella vita della città, Buricchi sviluppò una profonda ricerca spirituale, nutrita dall’osservazione della natura, dalla preghiera e da una particolare devozione a San Francesco. La sua condizione quotidiana, da lui definita un “esilio rumoroso dove Dio aleggia inosservato”, divenne il luogo nel quale provare a vivere concretamente la semplicità, la povertà e la fraternità francescane. Tra il 1956 e il 1957 Buricchi affidò alcune delle sue riflessioni alle pagine de La voce della Verna. Emblematica la provocazione “Vuoi vincere? Perdi!”, sintesi di una visione che ribalta la logica del possesso e del successo per ritrovare, nella povertà francescana, una diversa misura dell’uomo.

Proprio “sorella povertà” rappresenta uno dei nuclei più profondi del suo legame con Francesco. Buricchi non guarda al Santo di Assisi come a una figura da custodire soltanto nella memoria, ma come a un esempio da imitare nel presente. In una lettera del 1957 al guardiano della Verna, padre Girolamo Buratti, insiste sulla necessità di mantenere vivo il carisma francescano attraverso l’apostolato, la preghiera, la fraternità e il rapporto con la natura, andando oltre la semplice conservazione delle glorie del passato. Un legame che accompagnerà Buricchi fino agli ultimi anni della sua vita. In una lettera indirizzata al vescovo di Prato, mons. Pietro Fiordelli, scrive: “Io amo San Francesco, ammiro la sua fede, la sua santità, la sua devozione alla Chiesa e ai sacramenti, la sua semplicità, il suo modo di pregare”. Una vicinanza non soltanto intellettuale, ma trasformata negli anni in una personale regola di vita.

L’incontro del 26 settembre offrirà così l’occasione per riscoprire una voce laica e contemporanea capace di tradurre alcuni dei grandi temi francescani in un linguaggio semplice e immediato: il rapporto con il Creato, il valore della povertà, la fraternità, la fede e il senso stesso della vita e della morte. Non casualmente uno dei pensieri che accompagna l’iniziativa è una delle affermazioni più nette di Buricchi: “La morte, intesa come la fine di tutto, non esiste!”. Una frase che restituisce il punto d’arrivo di un percorso spirituale nato dentro la vita ordinaria e progressivamente aperto alla ricerca delle verità ultime.

La Chiesa di San Francesco a Ripa, luogo profondamente legato alla presenza e alla memoria di Francesco a Roma, torna così ad accogliere un appuntamento che mette in dialogo la sua eredità con esperienze e testimonianze capaci di parlarne al presente.

L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Enel e PwC.

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Marcondiro, tra archetipo e oracolo: al Museo Castiglioni di Varese arriva “Antica Intelligenza”.

Domenica 27 settembre, alle 11.30, il Museo Castiglioni di Varese inaugura “Antica Intelligenza – Marcondiro tra archetipo e oracolo”, nuovo progetto espositivo che mette in dialogo la scultura contemporanea di Marco Marchese Borrelli (in arte Marcondiro) con le opere africane della collezione museale, video inediti dedicati alla divinazione nelle popolazioni africane, tarocchi, immagini, video e nuove tecnologie. L’iniziativa è realizzata con il coinvolgimento del Comune di Varese, Musei Civici di Varese e Museo Castiglioni, con il patrocinio della Regione Lombardia e il contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto. Al centro del percorso si trova il Robot Primitivo, opera ideata dall’artista e ispirata ai giganti di Mont’e Prama, che diventa un ponte tra un’intelligenza antica, capace di trasformare materia, simboli e immaginazione, e l’intelligenza artificiale che oggi l’uomo sta imparando a costruire.La mostra parte da una domanda: se siamo noi a progettare l’intelligenza del futuro, quale mondo vogliamo insegnarle a costruire? Un interrogativo rivolto in particolare alle nuove generazioni e alla loro responsabilità nel determinare valori, direzione e significato delle tecnologie future. Marcondiro, nome d’arte di Marco Marchese Borrelli, è un artista crossmediale che attraversa musica, videoarte, performance, cinema, scultura e linguaggi digitali. La sua ricerca esplora il rapporto tra umano e artificiale, trasformando la tecnologia in uno strumento poetico e creativo.

Il progetto, iniziato a gennaio 2026, è accompagnato da un catalogo Trarari TIPI edizioni, con grafica di Flai Graphic Design, e gode del patrocinio di enti nazionali e internazionali. L’inaugurazione sarà alla presenza del direttore Marco Castiglioni, dell’ideatrice dell’allestimento Sara Conte, dei curatori Debora Ferrari e Luca Traini e dell’artista Marcondiro. La mostra sarà visitabile fino al 6 gennaio 2027 al Museo Castiglioni, viale Vico 46, Varese. Gli orari di apertura sono giovedì e venerdì 14-19, sabato e domenica 10-13 e 14-19. Ingresso intero 7 euro, ridotto 5 euro.

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“The Guardian” sceglie Unexpected Italy per raccontare la Puglia fuori dal coro.

Dopo le tappe di Vicenza e Torino, la storica rivista britannica “The Guardian” torna a esplorare l’Italia meno battuta affidandosi alla ricerca di Unexpected Italy, la startup travel-tech fondata da Elisabetta Faggiana e Savio Losito. Al centro del reportage firmato da Liz Boulter c’è la provincia di Barletta-Andria-Trani, lontana dai circuiti affollati del turismo internazionale. Il racconto della testata inglese celebra una costellazione di artigiani, botteghe e piccoli ristoratori locali definiti “Ribelli con le Radici” per la loro capacità di innovare le tradizioni.

“Il Guardian” torna a raccontare l’Italia meno battuta. Dopo aver scelto la startup italiana Unexpected Italy per accompagnare i propri lettori alla scoperta di Vicenza e, successivamente, di Torino attraverso le sue realtà gastronomiche locali, la testata britannica guarda nuovamente all’Italia meno conosciuta e questa volta arriva in Puglia.La destinazione scelta è la BAT, provincia di Barletta-Andria-Trani, un territorio che, nonostante si trovi in una delle regioni italiane più amate dai viaggiatori internazionali, rimane molto più lontano dai principali circuiti turistici rispetto a destinazioni come il Gargano, il Salento o la Valle d’Itria. Ed è proprio questo il suo punto di forza.  La startup, fondata da Elisabetta Faggiana (originaria di Vicenza) e Savio Losito (di Barletta), seleziona e racconta realtà indipendenti attraverso un processo di ricerca che prende in considerazione il rapporto che ogni realtà ha con il proprio territorio. Dal ristorante all’artigiano, dalla struttura ricettiva al produttore agricolo, il punto di partenza è sempre lo stesso: conoscere chi c’è dietro un luogo prima ancora di consigliarlo. Chi produce, come lavora, da dove arrivano le materie prime, qual è il rapporto con la comunità, quale tradizione, mestiere o cultura sta contribuendo a mantenere viva.Il viaggio raccontato dal “The Guardian” (che è stato registrato in App e dunque può essere replicato dai viaggiatori interessati) non trascura gli attrattori principali della provincia: dal Castello Svevo di Barletta, testimonianza della presenza federiciana in città, alla Pinacoteca Giuseppe De Nittis, fino al vivace mercato di Barletta. E arriva anche alla maestosa cattedrale di Trani, dove il viaggio inizia di primo mattino al porto, aspettando il rientro dei pescatori dal mare. Tra gli scenari più caratteristici della BAT ci sono anche le Saline di Margherita di Savoia: 4.500 ettari di vasche dove acqua, sole e vento danno vita da secoli alla produzione del sale, creando al tempo stesso un ecosistema unico popolato da migliaia di fenicotteri rosa. Ma il viaggio nella BAT porta anche alla scoperta di attrattori meno noti, ma non per questo meno sorprendenti. Per gli appassionati di archeologia, Canosa di Puglia è una tappa imperdibile: l’antica Canusium conserva un patrimonio archeologico straordinario, con necropoli, aree monumentali, reperti e una fitta rete di ipogei scavati nel tufo.

“Ma è andando oltre gli attrattori che emerge il carattere più identitario della BAT”, commentano i founder della startup travel tech Unexpected Italy Elisabetta Faggiana e Savio Losito. “L’articolo mette infatti in luce una costellazione di realtà indipendenti, artigiani, artisti, agricoltori, ristoratori, albergatori e imprenditori locali che ogni giorno contribuiscono a mantenere viva l’identità della provincia. Sono quelli che Unexpected Italy chiama “Ribelli con le Radici”: persone che scelgono di investire nel proprio territorio, custodirne saperi e tradizioni e, allo stesso tempo, innovare senza perdere il legame con le proprie origini.

Scheda di approfondimento – Unexpected Italy

È nata a Londra, ma ha il cuore in Italia la startup Unexpected Italy, progetto travel tech fondato da Elisabetta Faggiana e Savio Losito, lei di Arzignano (VI) e lui di Barletta, premiato anche alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo. Oggi l’app, descritta dal The Guardian come “una bussola per viaggiatori consapevoli”, è attiva in 18 territori italiani, tra cui Venezia, Roma, Genova, Torino, Padova, Vicenza e la Valle d’Itria, e si propone come un antidoto alle trappole del turismo di massa. L’idea alla base è semplice ma rivoluzionaria: mappare luoghi autentici, incontrare personalmente artigiani, osti, produttori e piccoli albergatori, ed entrare in contatto con quelle realtà che ancora oggi resistono all’omologazione. La loro app funziona come una “Lonely Planet 3.0”, geolocalizzata e targetizzata, in grado di suggerire itinerari costruiti su misura, con l’obiettivo di far sentire il viaggiatore parte della comunità locale. Unexpected Italy contrasta l’overtourism abbandonando le recensioni di massa e gli algoritmi: la startup adotta un “sistema della fiducia” curato da oltre 500 esperti locali verificati, tra artigiani, chef e agricoltori. Sono gli stessi professionisti del territorio a selezionare e raccomandare micro-realtà etiche e autentiche, preservando l’Italia nascosta dall’omologazione.  Premiata con il Roma Startup Award per l’originalità della proposta e la capacità di creare valore per il territorio, la piattaforma ha raccolto l’attenzione anche dei media internazionali: The Guardian ha dedicato articoli approfonditi all’iniziativa, in particolare per l’analisi del territorio vicentino e torinese, e stanno diventando un punto di riferimento importante per media e giornalisti internazionali.

Il lavoro di mappatura, condotto in prima persona dai due founder, ha permesso di costruire una rete selettiva e dinamica di migliaia di luoghi autentici, molti dei quali impossibili da trovare sui canali turistici convenzionali. In città come Roma e Venezia, dove secondo recenti studi oltre il 70% dei turisti finisce in trappole commerciali, Unexpected Italy propone alternative concrete: ristoranti veri, botteghe vive, quartieri ancora abitati. Unexpected Italy parte dal presupposto che il turismo, per essere sostenibile, debba tornare a essere relazione e trasformazione. Il loro “algoritmo relazionale” non si basa su tendenze, ma su passioni e affinità, con alcune destinazioni suggerite solo a chi dimostra attenzione e rispetto. “Non tutti i luoghi sono per tutti,” spiegano. “La nostra missione non è portare tutti negli stessi posti, ma far incontrare le persone giuste con i luoghi giusti.” Un’idea di viaggio che non consuma, ma cura. E che dell’Italia restituisce finalmente l’anima.

Le realtà incontrate  dal “The Guardian”

Barletta

Pasticceria Mosè

Una storica pasticceria cittadina dove tradizione familiare, ricerca sulle materie prime e innovazione convivono, con un forte legame con il territorio pugliese.

Pizzeria Portento

Una pizzeria che racconta la cultura gastronomica locale attraverso una pizza contemporanea costruita a partire da ingredienti e produzioni del territorio.

Antica Dimora B&B

Una piccola struttura ricettiva che permette di vivere Barletta attraverso l’atmosfera e l’architettura del suo centro storico con una colazione che celebra i prodotti locali.

Paolo Desario – Scultore

Artigianato e arte contemporanea si incontrano nel lavoro dello scultore barlettano Paolo Desario, espressione di una creatività profondamente legata al territorio in un laboratorio che nasconde al piano interrato una interessante galleria d’arte che percorre l’evoluzione dello scultore negli anni.

Giacomo Borgiac – Artista

Artista barlettano che dal 1995 porta la pittura murale negli spazi della città, con opere che dialogano con i luoghi e con la loro storia. Ma il suo lavoro non si ferma ai muri: nel suo laboratorio conduce anche percorsi e attività artistiche con bambini e adulti, invitandoli a scoprire il potere della propria creatività.

Andria

Caseificio Olanda

Una realtà casearia dove il sapere artigianale e la produzione locale diventano un modo per conoscere la cultura gastronomica dell’Alta Murgia con una degustazione di mozzarelle appena fatte che fanno riscoprire il vero sapore di questo latticino.

Frantoio Muraglia

Storica realtà familiare pugliese che da generazioni produce olio extravergine di oliva, unendo tradizione, cura della materia prima e una forte capacità di innovare anche nel modo di raccontare il prodotto.

Il Turacciolo

Un luogo dedicato alla cucina e alla convivialità in centro ad Andria che interpreta il territorio attraverso prodotti, ricette e cultura gastronomica locale.

Cerignola

U’Vulesce

Un ristorante con gastronomia  che racconta il legame tra produzione, territorio e biodiversità della campagna e del mare pugliese.

Minervino Murge

Masseria Barbera

Una vera masseria pugliese immersa nel paesaggio rurale dell’Alta Murgia, dove ospitalità, agricoltura e cultura del territorio si incontrano grazie alla famiglia Barbera.

Cantina Morasinsi

Una cantina che esprime attraverso il vino il carattere del territorio e il rapporto tra viticoltura, paesaggio e identità locale. Architettura contemporanea che si integra perfettamente nel territorio dell’Alta Murgia, food forest dove si capisce ulteriormente il rispetto del terreno e vini identitari che raccontano un territorio unico.

A Sud dell’Anima

Un progetto di ristorazione contemporanea che mette al centro il territorio, le sue produzioni e il rapporto con una comunità rurale ancora profondamente legata alle proprie radici.

Canosa di Puglia

Gelateria Scoop

Una gelateria artigianale che interpreta il gelato attraverso la ricerca sulle materie prime e il rapporto con le produzioni del territorio. Tra i prodotti di punta oltre al gelato lo spumone.

Sabino Leone

Azienda agricola e olearia che coltiva i propri uliveti e produce extravergine di alta qualità, seguendo con cura ogni fase della filiera, dalla raccolta alla molitura e all’estrazione a freddo. Una realtà che ha fatto della passione per la terra e della qualità dell’olio il centro della propria identità.

Montegrosso

Lama di Luna

Una realtà rurale immersa nel paesaggio dell’Alta Murgia, dove agricoltura, ospitalità e sostenibilità si incontrano in un progetto fortemente legato al territorio.

4 Cycling and Trek!

Un modo diverso di esplorare la Murgia, pedalando tra boschi, cave di bauxite e paesaggi rurali. Un’esperienza in bicicletta che permette di attraversare il territorio lentamente e scoprirne angoli e paesaggi difficilmente accessibili seguendo i percorsi più convenzionali.

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Ponte San Nicolò, “I Fiumi di Jane” alla Festa della Pace: «La pace comincia dal rifiuto dell’invisibilità».

«La pace comincia dal rifiuto dell’invisibilità». Poesia, bambini, teatro-danza e riflessione nella manifestazione dedicata alla pace. Paolo Russo: «Una poesia non ferma una guerra, ma può impedirci di abituarci alla guerra»PONTE SAN NICOLÒ – Dare voce a chi rischia di diventare invisibile e restituire alla poesia la capacità di creare incontro, ascolto e relazione. È questo il messaggio portato dall’associazione culturale I Fiumi di Jane alla Festa della Pace di Ponte San Nicolò, alla quale hanno partecipato numerosi bambini e famiglie. A rappresentare l’associazione sono intervenuti il presidente Paolo Russo e i poeti Marco Giacomazzi, Monica Babolin, Mariya Terzieva, Michele Colareda e Michele Ponchia, insieme alla giovanissima Anita Russo, protagonista di un momento in cui poesia e movimento si sono incontrati. Ad aprire l’intervento è stato Paolo Russo, che ha posto al centro il tema dell’invisibilità.
«Forse, prima ancora di chiederci che cosa sia la pace, dovremmo chiederci una cosa più semplice: chi stiamo guardando?», ha esordito il presidente de I Fiumi di Jane.Da questa domanda è nato il messaggio centrale della partecipazione dell’associazione: «La pace comincia dal rifiuto dell’invisibilità». Ci sono persone, ha ricordato Russo, che a forza di non essere viste rischiano di diventare trasparenti agli occhi degli altri. Contro questa invisibilità I Fiumi di Jane porta avanti la propria attività attraverso poesia, arte, espressione e incontro tra persone e generazioni differenti.

«Una poesia non ferma una guerra – ha sottolineato Russo – ma può impedirci di abituarci alla guerra. Può ricordarci che dietro una notizia, dietro un numero, dietro un’immagine che passa velocemente su uno schermo, c’è sempre una persona». Nel corso dell’intervento è stato ricordato anche il volume Il loro grido è la mia voce e le poesie dedicate a Gaza. Russo ha spiegato di aver inizialmente pensato di leggerne alcuni brani, scegliendo poi di non farlo per la particolare intensità dei testi e per la presenza di molti bambini.

Una scelta che non ha significato dimenticare.

«Se pronunciamo la parola pace, dobbiamo avere il coraggio di ricordare anche i bambini di Gaza e tutti i bambini che, in qualunque parte del mondo, stanno vivendo dentro una guerra. Un bambino dovrebbe poter essere soltanto un bambino: giocare, imparare, disegnare, scrivere una poesia. Avere paura soltanto del buio della propria cameretta e non del mondo fuori». Alle parole è seguita la poesia, con gli interventi degli autori dell’associazione. Particolarmente significativo il momento affidato alla giovanissima Anita Russo, che ha recitato la propria poesia “Inverno” e, insieme a Michele Ponchia, ha dato vita a una performance di teatro-danza, portando sul palco un linguaggio in cui parola, corpo e movimento si sono incontrati.

La presenza di una giovane autrice ha reso concreto uno dei principi che guidano il percorso de I Fiumi di Jane: creare spazi nei quali bambini, ragazzi e adulti possano esprimersi senza che l’età diventi una barriera alla possibilità di essere ascoltati. Le letture di Marco Giacomazzi, Monica Babolin, Mariya Terzieva, Michele Colareda e Michele Ponchia hanno composto un momento corale, affidando a voci e sensibilità differenti il tema della pace e dell’incontro. A riassumere lo spirito dell’iniziativa è stata infine l’immagine scelta da Russo: «I fiumi sono diversi. Hanno percorsi diversi, origini diverse, attraversano terre diverse. Ma alla fine l’acqua non chiede da dove viene l’altra acqua. La incontra. E insieme continuano verso il mare». In una giornata dedicata alla pace e segnata dalla presenza di tanti bambini, l’immagine ha restituito il senso della partecipazione de I Fiumi di Jane: non cancellare le differenze, ma permettere loro di incontrarsi, senza lasciare che nessuno diventi invisibile.

I Fiumi di Jane – Associazione culturale

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Esce per nusica.org, con il contributo di Nuovo IMAIE, “Herbarium Sonorum”, il nuovo disco del duo formato dal sassofonista Nicola Fazzini e dal contrabbassista Giovanni Maier

Undici improvvisazioni libere, registrate in un’unica giornata in uno stavolo di montagna in Carnia, ciascuna intitolata a una pianta o un’erba.

Il disco è disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18 settembre 2026, preceduto dal singolo Lavandula angustifolia uscito il 6 luglio 2026.Il progetto non nasce da un’intenzione dichiarata di incidere un disco, ma da un’amicizia musicale costruita attraverso oltre vent’anni di incroci occasionali. Fazzini e Maier avevano già suonato insieme in quartetto diversi anni fa, per poi ritrovarsi colleghi al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste, dove insegnano rispettivamente Composizione Jazz e Contrabbasso e Basso Elettrico Jazz. È nel 2025 che la loro frequentazione musicale assume una forma più continuativa, con la scelta di sperimentare il duo.

Ascolta qui: https://a1fdd.r.sp1-brevo.net/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBo1OxvLfR4OeZL9Eb/8pbjVy7FHg34

L’album è stato registrato venerdì 24 aprile 2026 presso lo stavolo di Nello Schneider a Curiedi, località di Fusea, in provincia di Udine. Tipica costruzione di montagna in pietra e legno, un tempo rifugio per i pastori e luogo di lavorazione del formaggio, lo stavolo è oggi uno spazio silenzioso, dall’acustica naturale, che ha restituito fisicità al suono del duo. Il lavoro si è sviluppato lontano dalle logiche di uno studio tradizionale, in un ambiente che diventa parte attiva della fisionomia dell’album.

Video qui:  https://a1fdd.r.sp1-brevo.net/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13GADv6VovADxJJRor/SkX6zU2UXvlS

Il richiamo al mondo vegetale si inserisce in una tradizione che attraversa la storia del jazz — da Scott Joplin a Duke Ellington, la natura ha spesso offerto un vocabolario simbolico alla musica —, ma in Herbarium Sonorum il riferimento botanico si allontana da ogni lettura puramente evocativa: la costruzione sonora del duo rimanda meno a un giardino ordinato che a una selva densa, imprevedibile e in continua trasformazione.

Info:  https://a1fdd.r.sp1-brevo.net/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG7uiJ2sHfyPG3G3HkP7/lPD9sAyC81-x

Anche i titoli delle undici tracce nascono da un’esigenza concreta più che da un disegno preventivo. In vista della registrazione, Fazzini e Maier hanno scelto di predisporre per ciascun brano un titolo, affidandosi a un lessico botanico capace di raccontare gusti, memorie e affetti privati: la vite, Vitis vinifera; il grano, Triticum turgidum dicoccum; fino alle suggestioni raccolte tra l’orto della madre di Fazzini e le erbe spontanee della Carnia, come la Cicerbita alpina.

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Sette docenti su dieci usano l’AI almeno una volta alla settimana. Ora la sfida è integrarla in modo strutturale nella didattica

Presentata al Senato la ricerca condotta su 1.300 docenti di scuole di ogni ordine e grado da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP. Il 67% degli insegnanti ha imparato a usare l’AI da autodidatta e il 34% non la utilizza in classe con gli studenti.Senato – Roma, 18 settembre 2026 – Dagli studenti, la parola passa ai docenti: a pochi giorni dalla presentazione della ricerca di INDIRE e Festival dell’Innovazione Scolastica dedicata al rapporto dei ragazzi con l’intelligenza artificiale, una nuova indagine guarda all’altro protagonista della relazione educativa: l’insegnante. Le due fotografie, da prospettive diverse, convergono su un punto: l’AI è già una presenza concreta nella scuola. La sfida ora è capire come integrarla nei processi di insegnamento e apprendimento in modo consapevole, critico e sicuro. È quanto emerge da “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida”, la survey promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP – Associazione Nazionale Presidi, realizzata su un campione autoselezionato di 1.300 docenti di scuole di ogni ordine e grado. I risultati sono stati presentati il 17 settembre al Senato della Repubblica, nel corso dell’incontro promosso su iniziativa della senatrice Giusy Versace in occasione della celebrazione dei 100 anni di Spaggiari. “Abbiamo sempre considerato l’adozione della tecnologia non come una moda, ma chiedendoci quale valore porti alla scuola”, spiega Nicola de Cesare, Amministratore Delegato di Spaggiari. “L’indagine ha proprio l’obiettivo di ascoltare le necessità dei docenti per poter disegnare un futuro per l’intelligenza artificiale nella scuola”.

Sette docenti su dieci usano l’AI almeno una volta alla settimana 
L’intelligenza artificiale è già entrata nelle abitudini di lavoro degli insegnanti: il 36% la utilizza più volte alla settimana e il 22% quotidianamente. Aggiungendo il 14% che vi ricorre una volta alla settimana, la quota raggiunge il 72%. Solo il 6% dichiara di non utilizzarla mai. L’uso è soprattutto pratico: cercare informazioni e approfondimenti (23%), sviluppare attività didattiche (16%), preparare test di verifica (16%), redigere verbali, relazioni o mail (15%), progettare curricolo e lezioni (12%). A prevalere sono, inoltre, gli strumenti più facilmente accessibili: il 96% utilizza funzioni gratuite e il 57% assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude e Gemini, mentre gli strumenti specifici per la didattica si attestano solo all’11%.

Con gli studenti l’utilizzo è ancora limitato 
La diffusione dell’AI tra i docenti non si traduce ancora automaticamente nel suo utilizzo in classe. Il 34% dei docenti dichiara di non usarla direttamente con gli studenti. Quando entra in aula, viene impiegata soprattutto per stimolare la creatività attraverso la generazione di testi e immagini (22%) e per favorire inclusione e personalizzazione (22%). Seguono l’uso come “tutor specializzato” per spiegazioni e approfondimenti (11%) e come strumento sul quale riflettere insieme agli studenti affrontando temi come etica, bias, funzionamento tecnico e netiquette (11%).
Eppure, il potenziale educativo viene riconosciuto. Il 47% degli insegnanti indica nel risparmio di tempo il principale vantaggio dell’AI, seguito da maggiore personalizzazione (15%), più creatività (14%) e più coinvolgimento (10%). Tra gli ambiti nei quali viene considerata più utile emergono la progettazione didattica (30%) e il confronto e la ricerca di idee (29%). “Dalle evidenze dell’indagine risulta chiaro che l’intelligenza artificiale sia già a tutti gli effetti una componente del sistema educativo. Non si tratta più di discutere della sua presenza: quello su cui possiamo e dobbiamo lavorare è la qualità del suo utilizzo”, commenta Angela Mencarelli, Amministratrice Delegata di La Fabbrica Società Benefit. “Oggi si rileva una distanza tra l’adozione individuale del singolo docente e l’integrazione educativa: la costruzione di modelli didattici condivisi è ancora un terreno da esplorare. La formazione è quindi decisiva: non una formazione tecnologica, ma educativa, metodologica, critica, capace di tradurre il potenziale dell’intelligenza artificiale in nuove opportunità di insegnamento e apprendimento”.

Il 67% dei docenti ha imparato da autodidatta
È proprio la formazione uno dei nodi che emergono con maggiore evidenza dall’indagine. Il 67% dei docenti dichiara di aver imparato a utilizzare l’AI da autodidatta; il 20% indica una formazione istituzionale, il 7% una formazione autofinanziata e il 4% il supporto dei colleghi. Le risposte aperte dell’indagine forniscono maggiori informazioni per leggere il dato: gli insegnanti chiedono soprattutto una formazione concreta, con esempi, strumenti, laboratori e indicazioni applicabili alla classe. Non soltanto, quindi, conoscere l’AI, ma capire come utilizzarla nella progettazione didattica, quali limiti rispettare, come proteggere i dati e come educare gli studenti a un uso responsabile.
“Il tema della riforma della formazione dei docenti è fondamentale”, sottolinea Antonello Giannelli, Presidente di ANP – Associazione Nazionale Presidi. Sul fronte delle iniziative già avviate, Giovanni Russo, Capo Segreteria del Sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, ricorda che “sono stati stanziati 200 milioni di euro: 100 milioni per la formazione diretta dei docenti e 100 milioni per l’esplorazione delle piattaforme di intelligenza artificiale e dei rischi connessi al loro utilizzo”. Anche Alice Lemmo, Professore Associato presso l’Università La Sapienza di Roma, ribadisce l’urgenza di formazione “Perché il fatto che gli insegnanti usino questi strumenti come autodidatti impone un intervento strutturale”.

Il quadro restituito dalla ricerca è dunque quello di una scuola in cui l’AI è già entrata nelle pratiche quotidiane dei docenti, mentre la sua integrazione nella didattica è ancora in evoluzione. Rendere questo utilizzo più consapevole e strutturato significa valorizzarne maggiormente le potenzialità – dal risparmio di tempo alla personalizzazione dei percorsi – e, allo stesso tempo, affrontare le criticità indicate dagli stessi insegnanti: il rischio di omologazione e perdita di creatività (26%), l’inaffidabilità delle risposte e le fake news (22%), e i temi legati alla privacy e alla gestione dei dati (16%). Il punto, dunque, non sembra essere una contrapposizione tra favorevoli e contrari all’intelligenza artificiale. Dalle risposte emerge piuttosto la ricerca di un equilibrio tra le opportunità offerte dalla tecnologia e la necessità di governarne consapevolmente l’utilizzo.

Il docente sempre più “regista dell’apprendimento” 
La ricerca mette infine in luce una riflessione sul ruolo stesso dell’insegnante. Nelle risposte aperte l’AI viene descritta come uno strumento che può alleggerire alcuni compiti, offrire spunti e aiutare a personalizzare le attività, liberando tempo da dedicare alla relazione educativa. Parallelamente, il docente assume sempre più una funzione di guida, mediazione e verifica, chiamato ad aiutare gli studenti a orientarsi anche di fronte a contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale.
È qui che si concentra la sfida indicata dall’indagine: passare da una fase di sperimentazione, già ampiamente in corso, a un uso dell’AI sempre più consapevole e integrato nella didattica, mantenendo al centro autonomia, creatività e pensiero critico degli studenti.

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A Brindisi, la Missione popolare dei Missionari del Preziosissimo Sangue

Dal 19 settembre al 4 ottobre famiglie, giovani e comunità coinvolti in un percorso di evangelizzazione, fraternità e preghiera

Dal 19 settembre al 4 ottobre 2026 la parrocchia San Vito Martire di Brindisi vivrà la Missione popolare guidata dai Missionari del Preziosissimo Sangue. La Missione prenderà ufficialmente il via sabato 19 settembre alle ore 18.30 con la Santa Messa di apertura e il conferimento del mandato missionario, presieduti da mons. Giovanni Intini, Arcivescovo di Brindisi-Ostuni.

Un momento durante la pastorale di strada

«Viviamo i giorni di questa Missione popolare non come uno dei tanti eventi ecclesiali che si possono programmare per far notare la nostra visibilità sul territorio, ma come un mandato divino, attraverso il quale lo Spirito Santo ci concede di parlare al cuore delle donne e degli uomini della comunità che vive sul territorio della parrocchia San Vito Martire in Brindisi, per chiedere a tutti: “Conosci il dono di Dio?”», afferma mons. Giovanni Intini. La Missione diventa così un invito a raggiungere «sulle strade della vita donne, uomini, giovani, bambini e famiglie», per costruire legami di comunione, amicizia e fraternità».

Don Vito Veneziano Broccia, don Francesco Albertini e due missionari laici

«La Congregazione fondata da san Gaspare del Bufalo il 15 agosto 1815, fedele allo spirito del Fondatore e alla lunga tradizione delle Missioni popolari, continua ancora oggi a offrire un servizio prezioso alla Chiesa attraverso la predicazione e l’impegno missionario» affermano don Flavio Calicchia e don Vito Veneziano Broccia, impegnati nelle attività del Centro per l’Evangelizzazione della Provincia Italiana. «La Missione al popolo – continuano i missionari – è un’occasione straordinaria in cui la Chiesa sceglie di “uscire”, di farsi pellegrina tra le persone, per portare il Vangelo lì dove la vita quotidiana si svolge. Non è riservata a pochi, ma aperta a tutti: famiglie, giovani, anziani, malati, realtà associative, scuole, ambienti sportivi e culturali. Nessun ambito dell’esistenza è escluso, perché in ciascuno di essi batte il cuore della vita umana, con le sue speranze e le sue fatiche. Al centro c’è la vicinanza, riflesso della logica del Vangelo: Gesù si è fatto prossimo, condividendo la storia e donando la sua presenza come sorgente di speranza».

Don Flavio Calicchia, don Valerio Volpi e tre missionari laici

In un passaggio della lettera ai parrocchiani, il parroco don Claudio Cenacchi evidenzia che: «I missionari verranno tra noi come il Buon Pastore alla ricerca della pecorella smarrita, per ricordarci che il Signore è vicino: è dietro la porta e aspetta solo che gli si apra. Egli continua a bussare con estrema delicatezza». L’idea della Missione, sottolinea, nasce «dall’inquietudine di sapere che molte persone sono lontane e che, attraverso la normale vita parrocchiale, non si riesce a raggiungerle», ma anche «dal profondo bisogno di rinnovare la nostra azione pastorale» e dalla consapevolezza che «ogni battezzato – e quindi la Chiesa stessa – è per sua natura missionario secondo il mandato del Risorto». «La vera misura della nostra vita cristiana – conclude don Claudio – sta proprio nel desiderio di portare Gesù a tutti e tutti a Gesù».

Tra gli appuntamenti principali, sabato 26 settembre alle 18.30 è prevista la Santa Messa prefestiva con l’intronizzazione della statua della Madonna di Fatima. Domenica 27 settembre, alle 18.00, si terrà la Marcia per la Pace, con partenza da piazza Tirolo (liscio) e conclusione in Cattedrale con un omaggio floreale sulla tomba del venerabile Matteo Farina. Durante le due settimane di predicazione, ci sarà la presenza di diversi Missionari del Preziosissimo Sangue, seminaristi della stessa Congregazione, suore Adoratrici del Sangue di Cristo, famiglie missionarie e numerosi giovani laici.

Roma, 16/09/2026

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Mercoledì 16 settembre dalle 14 alle 19,30 a Roma alla libreria Feltrinelli di Via Vittorio Emanuele Orlando nuovo firma copie del Volume “Possibilandia” edito da Cultura e dintorni Editore di e con la scrittrice e attrice Mariella Lo Sardo.

Mercoledì 16 settembre dalle 14 alle 19,30 a Roma alla libreria Feltrinelli di Via Vittorio Emanuele Orlando, 78 /81 (p.zza della Repubblica) nuovo firma copie della silloge di racconti della scrittrice e attrice Mariella Lo Sardo, Possibilandia edita per i tipi di Cultura e dintorni Editore. Vi aspettiamo!

La scrittrice e attrice Mariella Lo Sardo con l’editore Luca Carbonara

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